Wednesday, November 11, 2009

11 Novembre

Solo la guerra di liberazione impose una svolta. Il movimento indipendentista fu iniziato da alcuni leader protestanti, peraltro divisi in tre partiti rivali. Il movimento principale dell'Angola, l'MPLA di Agostinho Neto, si schierò sul versante comunista. Quando il Portogallo gli cedette il potere 1'11 novembre 1975, Neto chiese l'intervento delle truppe cubane e con l'aiuto di queste riuscì a sconfiggere l'FNLA di Roberto Holden.

Non poté invece battere l'UNITA di Jonas Savimbi, appoggiato militarmente da reparti speciali sudafricani e finanziato dagli Stati Uniti. Quest'ultima connessione mantenne viva nell'animo di molti ecclesiastici la speranza di una vittoria della civiltà cristiana occidentale sul comunismo ateo.

La guerra civile

Il sostegno all'UNITA crebbe quando il presidente Neto incominciò ad attuare una legislazione di tipo marxista, sopprimendo le festività cristiane, Natale compreso. La guerra civile si protrasse per sedici anni. Le trattative di pace furono ardue: solo al sesto tentativo si raggiunse un accordo (a Bicesse, il 1° giugno 1991). Ma in seguito alle concordate elezioni multipartitiche nell'ottobre 1992, Savimbi non accettò la sconfitta, e la guerra civile ricominciò. Nel 1994 furono presi nuovi accordi a Lusaka, che tentarono di stabilire una precaria condivisione del potere, ma l’UNITA approfittò del momenti per riarmarsi, e rioccupare gran parte del territorio tra il 1998 e il 2000.

Ma l’ostinazione del suo leader nel rifiutare il dialogo e i negoziati lo resero sempre più isolato a livello internazionale. La sua parabola si concluse in modo tragico con la morte in un’imboscata tesa dal governo, e la resa dei suoi generali.

La riorganizzazione della Chiesa dopo la fuga del clero portoghese

Il Vaticano cominciò a ristrutturare la gerarchia angolana già dal 1975. I vescovi portoghesi si dimisero e furono sostituiti da candidati angolani. La maggioranza del clero missionario portoghese abbandonò precipitosamente il paese. Quattro nuove diocesi furono create nelle zone più remote del paese: Lunda, Cunene, Cuando Cubango, oltre che Kwanza Sul.

Nel 1977 l'organizzazione della Chiesa fu ingrandita con l'erezione di due nuove province ecclesiastiche oltre a Luanda: Huambo (Nova Lisboa) nella zona centrale e Lubango (Sá da Bandeira) nell'estremo sud. L'arcivescovo di Lubango, mons. Alexandre do Nascimento, fu il primo cardinale africano di lingua portoghese, nominato nel 1983 (quindi trasferito a Luanda nel 1986).

Penuria di sacerdoti, ma poco spazio ai laici

Nel 1990 l'Angola aveva 16 diocesi, di cui solo tre erano gestite da vescovi missionari; il clero diocesano ammontava a 120 sacerdoti, assistiti da 222 missionari (anche fra questi ultimi figuravano alcuni angolani). Essi si prendevano cura di 5.600.000 battezzati, il doppio del 1970, quando il clero locale ammontava a 660 individui. L'Angola è dunque il paese africano con il maggior numero di fedeli per ciascun prete: 16.800. In tutto mondo, solo Cuba ha una percentuale più alta di questa!

Tale penuria di sacerdoti lascia pensare che per l'Angola sia giunta l'ora dei laici. Lo dimostra soprattutto l'inaspettata crescita delle vocazioni alla vita religiosa femminile, favorita dalla formazione di decine di nuove congregazioni di suore (il totale delle sorelle è salito da 782 nel 1970 a 1073 nel 1990). Ma l'integrazione delle suore nel ministero pastorale resta ancora esitante.

La medesima esitazione si è verificata nei riguardi dell'affidamento di responsabilità effettive ai laici, nonostante la presenza imponente di una schiera di 18.000 catechisti. Così, nel 1990, su 80 parrocchie (circa un terzo del totale) rimaste vacanti per anni, solo sette erano dirette da suore e 31 da laici.

Inoltre, le comunità sentono molto la mancanza di libri per la catechesi e la liturgia, specialmente per una liturgia inculturata. Fino a oggi, però, non si è affermata la visione nuova di una Chiesa costruita sul fondamento della comunità locale e incarnata nella cultura del popolo, come in Mozambico.

La chiesa, una voce credibile negli anni della guerra

D'altro canto, durante i lunghi anni della guerra civile, la Chiesa si è guadagnata una solidissima credibilità. I vescovi, con le loro coraggiose richieste di giustizia, riconciliazione e pace, sono apparsi come i leader morali della nazione. I pastori hanno condiviso le sofferenze e anche le torture subite dal loro gregge, al punto che alla fine della guerra non solo il popolo era denutrito, ma anche i sacerdoti, le suore e alcuni vescovi.

La solidarietà del clero con il popolo è diventata la più grande testimonianza del Vangelo. Ad esempio, vedendo la dedizione delle suore infermiere in Angola, un medico russo ateo si convertì. Nel periodo pre-elettorale tutti i partiti corteggiarono la Chiesa, che agli occhi della gente era rimasta l'unica istituzione degna di fiducia.

La chiesa riprende le sue funzioni sociali quando il regime abbandona il marxismo

Il presidente Jose Eduardo dos Santos fece un voltafaccia plateale restituendo alla Chiesa tutte le proprietà, le scuole e gli ospedali precedentemente confiscati. Questo gesto, pur costituendo da parte del regime comunista un'esplicita ammissione del proprio fallimento, rappresentò solo un mezzo successo per la Chiesa, che dovette riprendere le vecchie funzioni istituzionali e fu pertanto distolta dalla ricerca di percorsi nuovi e rivoluzionari per l'edificazione della comunità.

Altri due avvenimenti contribuirono a rafforzare l'immagine pubblica della Chiesa cattolica angolana. Nel 1991 si svolse la celebrazione del quinto centenario della fondazione della Chiesa in Angola (avvenuta a Mbanza Kongo nel 1491). In quella circostanza il portavoce del governo invitò gli ascoltatori a immaginarsi quanto sarebbe stata triste la storia della loro patria senza i missionari.

Poi seguì la visita del papa, il giorno di Pentecoste 1992. Rivolgendosi al pontefice, dos Santos encomiò a tal punto la Chiesa da far scrivere ai cronisti che il discorso del presidente sembrava quello di un vescovo.

Le chiese protestanti

Le Chiese protestanti radunano meno del 10% della popolazione. La loro immagine può sembrare modesta, se paragonata a quella trionfante dei cattolici. Ma i protestanti hanno sofferto molto di più per la causa dell'indipendenza, e sul piano della vita interna della Chiesa essi sono di gran lunga più avanzati. I cattolici dovrebbero imparare da loro come costruire comunità cristiane vivaci e responsabili.

L'Angola protestante ha ricevuto un prezioso riconoscimento internazionale con l'elezione di uno dei suoi membri più eminenti, José Chipenda, a segretario generale dell'All Africa Council of Churches (Concilio pan-africano delle Chiese). Egli ha infuso in quell'organizzazione una nuova energia. Nel 1997 è tornato a servire la sua Chiesa locale.

Tratto e adattato da: John Baur, Storia del Cristianesimo in Africa, EMI, Bologna, 1998

 www.missioni-africane.org








About portuguese colonization in Angola La società angolana non è stata influenzata solo dal dominio coloniale, ma come ogni altra realtà sociale complessa, i diversi cambiamenti sono stati indotti dal contatto con le popolazioni vicine grazie alle migrazioni e ai commerci tra una regione e l’altra. I Bakongo, Kimbundu e Umbundu dopo il 1961 rifiutarono il ruolo di apprendisti della «civilização» imposto loro dai portoghesi. Alla fine del secolo scorso sempre più la popolazione si rifiutava di accettate l’ordine coloniale mettendo in discussione la presunta superiorità dei Portoghesi. Questo atteggiamento era condiviso dalle popolazioni della maggior parte delle colonie africane degli anni cinquanta e sessanta. Nel 1975 dopo aver ottenuto formalmente l’indipendenza, l’Angola non si sciolse facilmente dai vincoli economici e sociali che la legavano al Portogallo. La persistenza di questi vincoli, nonostante la presunta autonomia e sovranità degli stati ex colonie, ha dato origine a forme di sfruttamento delle potenze occidentali definite col termine di neocoloniali. La dipendenza delle istituzioni economiche al Portogallo ha ulteriormente aggravato la situazione del neonato stato angolano, tutto ciò unito all’instabilità politica dovuta alla guerra, diede origine in breve ad una grave fase di sottosviluppo del paese. L’indipendenza dichiarata a Luanda la notte dell’11 novembre del 1975 da sola non poteva risolvere i sogni di sviluppo e prosperità della popolazione finalmente arbitra del proprio destino dopo secoli di occupazione coloniale. In realtà il colonialismo portoghese non era morto con l’indipendenza ma continuava a mantenere il suo dominio sulla cultura e sulla società angolana. Nel frattempo le nuove “élites” intellettuali angolane si ponevano come obiettivo politico quello di intervenire nella società per operare cambiamenti sostanziali. Queste “élites”  perseguitate dalla PIDE e costrette alla macchia erano sopravissute attraverso la guerriglia nelle foreste di Mayombe (MPLA), nei campi profughi del Congo (FNLA) e nelle basi del Sud (UNITA). Dopo l’indipendenza scarse erano state le trasformazioni economiche e la guerra aveva aggravato la situazione di miseria dei livelli sociali più deboli. Le strutture industriali lasciate dai portoghesi vennero sistematicamente distrutte, le vie di comunicazione interrotte, i ponti fatti saltare. Ciononostante l’influsso economico e politico del Portogallo persisteva grazie al dominio sulle masse più povere e ignoranti, esercitato da un’“élite” privilegiata. Successivamente alla decolonizzazione in Angola entrarono nella ribalta politica, attraverso l’internazionalismo cubano, la Russia appoggiando l’MPLA da una parte e l’America dall’altra appoggiando con le truppe sudafricane l’UNITA. L’Angola divenne così il palco dove le superpotenze misuravano le loro forze. «Il dominio culturale unito al cambiamento sociale forzato può prescindere [dal dominio politico] se i popoli accettano l’egemonia di una potenza straniera (…) che magari decide l’intervento diretto per apportare quei cambiamenti che considera necessari, anche se le genti locali vi si oppongono» (Shultz 1999: 305).   Questo sembra essere il destino del colonialismo portoghese in Angola. Le rotte commerciali più importanti tra Portogallo e Angola, partivano dal porto di Luanda, di Lobito e Benguela, attraversavano l’oceano per giungere a Lisbona. Dal XV secolo, quando i Portoghesi apparsero sullo scenario angolano, il sistema mercantile della regione subì un profondo cambiamento. I Bakongo e gli Umbundu partner dei mercanti portoghesi si diedero alla caccia di schiavi, oltre che di avorio e di gomma, sui sentieri impervi “do mato”, dove i Portoghesi non si avventuravano. Le società angolane che vivevano all’interno subirono profonde ripercussioni pur non avendo rapporti diretti con gli occupanti portoghesi. In seguito, alla fine del XVIII secolo, con la penetrazione coloniale, lo sviluppo dei porti commerciali e con lo sviluppo dell’industria i “bianchi”  videro nell’Angola un’illimitata fonte di materie prime (avorio, gomma, spezie, schiavi) a basso costo, indispensabili per l’industria europea e per le piantagioni brasiliane. L’attenzione degli occupanti era rivolta allo sfruttamento delle materie prime e non alla loro trasformazione che veniva fatta in Europa. I prodotti trasformati rientravano in Africa nei negozi dei coloni ed erano venduti alla popolazione locale che in questo modo era costretta ad entrare nel sistema monetario come salariato a basso costo delle fazendas. Nel XIX secolo la competizione per le risorse e i mercati africani scatenò  la corsa alla divisione del continente in aree di occupazione esclusiva determinate dalla conferenza di Berlino.  L’amministrazione coloniale portoghese adottando l’“indirect rule”, cominciò a intrattenere relazioni con i soba angolani, furono stipulati dei trattati e quando non fu possibile i territori furono occupati con la forza. In tal modo venne consolidato il dominio coloniale portoghese che si basava sul monopolio del commercio attraverso “pombeiros” e “funantes” (Abranches 1980: 71) e sulla costruzione di “lojas” anche all’interno. Nulla impedì ai coloni portoghesi di introdurre tra la popolazione cambiamenti sociali e culturali, finalizzati a rendere efficiente il sistema di sfruttamento economico e migliorare il controllo della popolazione. Gli amministratori coloniali erano convinti che attraverso il loro intervento sarebbero state aiutate le popolazioni locali. infatti vennero inaugurate scuole, ferrovie, opere sociali che davano lustro alla Provincia dell’ultramare portoghese.  I movimenti di opposizione, d’altro canto, ritenevano assai difficile che gli angolani sfruttati e soggiogati potessero trarne qualche beneficio. Da un’attenta analisi delle diverse realtà coloniali, si può osservare che non tutti i gruppi sociali subirono gli stessi effetti, in questo quadro i meticci hanno avuto un ruolo particolare. I portoghesi che avevano lasciato le loro famiglie nella metropoli europee iniziarono ad unirsi con le donne angolane. Le donne del posto ambivano sposare un “bianco” ed era ritenuto un fatto socialmente rilevante avere dei figli meticci. I Portoghesi, d’altra parte, giustificavano questo fatto anche ideologicamente con il lusitanismo che tendeva a costruire una nazione omologata al Portogallo anche dal punto di vista razziale.  È da notare che la maggior parte dei “bianchi” provenivano da uno strato sociale particolarmente basso. I Portoghesi che popolavano la colonia erano ex galeotti deportati, a cui veniva offerta la possibilità di riscattarsi colonizzando terre lontane dalla madre patria in regime di semi libertà. Il Portogallo aveva bisogno di popolare con genti europee le terre che conquistava, i coloni venivano spediti all’interno per seguire i commerci o divenivano dei soldati in caso di necessità. Trovava conveniente spedire nelle colonie ladri, briganti, disoccupati, ebrei e avventurieri che, evidentemente, appartenevano alle classi sociali ed economiche più basse, spesso erano uomini ridotti alla miseria che non avevano alcuna attitudine al lavoro. Spedendo nelle colonie questi uomini il governo portoghese otteneva di popolare i nuovi insediamenti con genti che avevano pochi scrupoli, si atteggiavano a comportamenti spesso violenti e avevano un livello culturale molto basso. Molti di loro erano galeotti che pur di non marcire nelle prigioni portoghesi accettavano di essere deportati nelle colonie a loro rischio e pericolo. Alcuni finivano per morire di malaria e di fame, altri invece sopravvivevano e si insediavano in mezzo alle popolazioni spesso fatte oggetto di violenze e sopraffazioni. Erano capaci di grandi crudeltà e perversità. (Abranches 1968: 98 s.). Non potendo più tornare in Portogallo, ai “degregados” non rimaneva altra alternativa se non quella di unirsi alle donne del posto. Questa ipotesi potrebbe spiegare il grande numero di meticci presenti nella colonia. I meticci, malvisti dalla popolazione locale, che li vedeva come figli dei coloni, erano legati soprattutto ai “bianchi”. Con loro si rapportavano senza quei pregiudizi che li dividevano dai “neri”. I meticci divennero così uno strato sociale intermedio che faceva da cuscinetto con la popolazione nera. Avevano un ruolo di collegamento con i coloni che poco si fidavano dei “neri” . Vivendo vicino ai “bianchi”, spesso si arricchivano e in certi casi avevano avuto il privilegio di seguire il padre in Portogallo. Accedevano all’istruzione scolastica e in certi casi occupavano posti influenti nel sistema amministrativo, diventando amministratori e capi posto in sostituzione dei “bianchi”. Con la politica del “contrato” nei territori dell’interno si formarono insediamenti occupati interamente da “contratados” provenienti da etnie del sud. Gli Umbundu e i Bailundo furono deportati nelle fazende di caffè coltivato dai Portoghesi a Uije, Sanza Pombo, Mbanza Kongo. Gli Umbundu non si mescolavano facilmente con i Bakongo, appena potevano facevano ritorno nel Sud a Huambo, Andulo, Benguela. Molti però non avevano mezzi per sostenere un viaggio così lungo e finirono per rimanere in insediamenti aperti dai Portoghesi nelle vicinanze della fazenda. Rimasero anche dopo l’indipendenza isolati dai Bakongo che impararono a tollerarli. Le loro tecniche di coltivazione erano superiori a quelle dei Bakongo, sapevano far uso del concime, alternavano i prodotti da seminare con la rotazione dei terreni, aravano servendosi dei buoi. I loro orti erano ben curati e sapevano sfruttare il terreno fertile in prossimità di fiumi e paludi. Vivevano stabilmente nei loro villaggi, si differenziavano nel modo di costruire le capanne, parlavano umbundu e raramente si univano a donne bakongo. 
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Già dall'anno 1000 l'Angola era abitato da popolazioni di lingua bantu, che vivevano d'agricoltura, utilizzando attrezzi in ferro e che praticavano il commercio sulle eccedenze di produzione.
Erano presenti due regni, quello Kongo e quello Mbundu. Gli europei arrivarono in Angola nel 1476 con  i portoghesi attraverso una spedizione guidata da Diogo Cão. Nel 1482 i portoghesi costruiscono alcuni forti sulla costa settentrionale, inserendosi nel regno del Kongo, che iniziava dall'attuale Gabon e terminava alla foce del fiume Kuanza. A sud vi era il regno Ndongo (il nome di Angola deriva dalla parola Ngola, che, presso queste popolazioni, significava re).
I portoghesi occuparono la zona costiera nel 1574 ad opera di Paulo Dias de Novais, includendo le città di Luanda e Benguela.
Passata con il Portogallo sotto la sovranità della Spagna (1580-1640), l'opera di colonizzazione dei portoghesi proseguì anche se per tutto il sec. XVII venne insidiata dalle ostilità degli Olandesi (che occuparono Luanda nel 1641- 48), della regina dell'Angola indigena Ginga MBandi e dal re del Congo. Il controllo portoghese su tutta l'Angola si avrà solo all'inizio del XX secolo.

L'Angola intanto diventa il principale centro di rifornimento per la tratta degli schiavi e lo rimarrà fino al sec. XIX. Gli schiavi vengono utilizzati nelle piantagioni di Sao Tomé-Principe e Brasile, l'Angola fu il più grande serbatoio di schiavi, arrivando a rifornire anche gli USA. Lo schiavismo terminò, venendo sostituito da un lavoro coatto a basso prezzo.
Lo sviluppo economico del paese, nella seconda metà del XIX sec. si collega con l'arrivo di importanti correnti migratorie e con lo sviluppo ferroviario (linea ferroviaria di Benguela). Sotto la dittatura di Caetano e di Salazar, le richieste indipendentiste delle colonie portoghesi, trovano solo la trasformazione da colonie a province d'oltremare.
Nel 1956 nasce l'MPLA (Movimento Popolare per la Liberazione dell'Angola), successivamente il Fronte Nazionale di Liberazione Angolano (FLNA) e l' Unione Nazionale per l’Indipendenza Totale dell’Angola (UNITA) guidata da Jonas Malheiro Savimbi. Questi tre movimenti combattono contro i portoghesi, rimanendo però divisi fra loro. Un colpo di stato in Portogallo (1974) pone termine al governo militare e anche agli interventi portoghesi in Angola.

L’ indipendenza arriva l'11 novembre 1975 in una situazione di guerra civile tra MPLA e gli altri movimenti nazionalisti FLNA e UNITA. Agostinho Neto diventa il Primo Presidente; alla sua morte lo sostituisce Josè Eduardo dos Santos. Per anni il movimento filo-occidentale UNITA combatte contro quello filo-sovietico MPLA. La guerra continua incessantemente fino al 1989, quando Cuba ritira i propri soldati. Altrettanto fanno tutti gli altri paesi che hanno appoggiato l'una o l'altra parte.
Malgrado l'azione dell'ONU e gli accordi di pace, (Accordo di Bicesse), sottoscritti a Lisbona nel maggio 1991, il conflitto perdura. Nel 1992 vengono indette elezioni che vedono l'MPLA vincitore.
Nel 1994 viene firmato il Protocollo di Lusaka che porta ad un governo di unità nazionale, almeno nelle intenzioni. Nel 1998 riprendono gli scontri e l'ONU ritira il contingente di pace (1999). Le forze governative lanciano un'offensiva distruggendo gran parte della capacità convenzionale dell'UNITA, obbligando le forze di Savimbi ad un ritorno alle attività di guerriglia.
Il 22 febbraio 2002 Savimbi, il leader storico dell'UNITA, viene ucciso dai militari governativi. Il 4 aprile 2002 viene firmata a Luanda la pace tra le Forze Armate Angolane (FAA), rappresentate dal generale Armando da Cruz Neto ed il generale ribelle Abreu Kamorteiro. Movimenti guerriglieri sono ancora presenti nella regione del Cabinda, che lottano per l'indipendenza della regione.
www.ambasciatangolana.com











Recordar 34 anos de (in)dependência


A minha terra, Angola, comemora hoje 34 anos da sua independência de Portugal e também 34 anos da sua dependência do MPLA.~
Não sei se ter memória é, nos tempos que correm, uma qualidade. Creio que não. Alguém disse que quem estiver sempre a falar do passado deve perder um olho. No entanto, acrescentou que quem o esquecer deve perder os dois...
Tal como o Papa Bento XVI recordou recentemente, em Luanda, perante quase um milhão de fiéis, as “consequências terríveis” dos 27 anos de guerra civil em Angola, lamentando que esta seja “uma realidade familiar”, apetece-me hoje recordar também algumas coisas... a propósito da (in)dependência do meu povo.
Recordar, em homenagem às vítimas, o massacre de Luanda, perpetrado pelas forças militares e de defesa civil do MPLA, visando o aniquilamento da UNITA e cidadãos Ovimbundus e Bakongos, e que se saldou no assassinato de 50 mil angolanos, entre os quais o vice-presidente da UNITA Jeremias Kalandula Chitunda, o secretário-geral Adolosi Paulo Mango Alicerces, o representante na CCPM, Elias Salupeto Pena, e o chefe dos Serviços Administrativos em Luanda, Eliseu Sapitango Chimbili.
Recordar, em homenagem às vítimas, o massacre do Pica-Pau em que no dia 4 de Junho de 1975, perto de 300 crianças e jovens, na maioria órfãos, foram assassinados e os seus corpos mutilados pelo MPLA, no Comité de Paz da UNITA em Luanda.
Recordar, em homenagem às vítimas, o massacre da Ponte do rio Kwanza, em que no dia 12 de Julho de 1975, 700 militantes da UNITA foram barbaramente assassinados pelo MPLA, perto do Dondo (Província do Kwanza Norte), perante a passividade das forças militares portuguesas que garantiam a sua protecção.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de mais de 40.000 angolanos terem sido torturados e assassinados pelo MPLA em todo o país, depois dos acontecimentos de 27 de Maio de 1977, acusados de serem apoiantes de Nito Alves ou opositores ao regime.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de, entre 1978 e 1986, centenas de angolanos terem sido fuzilados publicamente pelo MPLA, nas praças e estádios das cidades de Angola, uma prática iniciada no dia 3 de Dezembro de 1978 na Praça da Revolução no Lobito, com o fuzilamento de 5 patriotas e que teve o seu auge a 25 de Agosto de 1980, com o fuzilamento de 15 angolanos no Campo da Revolução em Luanda.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de no dia 29 de Setembro de 1991, o MPLA ter assassinado em Malange, o secretário Provincial da UNITA naquela Província, Lourenço Pedro Makanga, a que se seguiram muitos outros na mesma cidade.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de nos dias 22 e 23 de Janeiro de 1993, o MPLA ter desencadeado em Luanda a perseguição aos cidadãos angolanos Bakongos, tendo assassinato perto de 300 civis.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de em Junho de 1994, a aviação do MPLA ter bombardeado e destruido a Escola de Waku Kungo (Província do Kwanza Sul), tendo morto mais de 150 crianças e professores.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de entre Janeiro de 1993 e Novembro de 1994, a aviação do MPLA ter bombardeado indiscriminadamente a cidade do Huambo, a Missão Evangélica do Kaluquembe e a Missão Católica do Kuvango, tendo morto mais de 3.000 civis.
Recordar, em homenagem às vítimas, o facto de entre Abril de 1997 e Outubro de 1998, na extensão da Administração ao abrigo do protocolo de Lusaka, o MPLA ter assassinado mais de 1.200 responsáveis e dirigentes dos órgãos de Base da UNITA em todo o país.
Recordar alguém que no dia 24 de Fevereiro de 2002 disse: «sekulu wafa, kalye wendi k'ondalatu! v'ukanoli o café k'imbo lyamale!» (morreu o mais velho, agora ireis apanhar café em terras do norte como contratados.)
Recordar alguém (Jonas Savimbi) que dizia: «Ise okufa, etombo livala» (Prefiro antes a morte, do que a escravatura).
Orlando Castro

11 de Novembro


De uma forma mais ampla e generalizada, o 11 de Novembro é uma data desgraçada que culminou com o início do sofrimento secular do Povo angolano. Noutro lado, não deixaria de ser considerado como um dia desgostoso em que o partido fascista e comunista de portugal, derrubou o projecto consensual e alternativo que tornaria Angola num Estado de direito, livre e soberano com uma economia mais dinâmica e competitiva do Mundo, capaz de garantir uma vida social estável e um crescimento económico sustentável.
Animado ao mesmo tempo pelo un espírito de descoberta e de conquista, portador de uma missão civilizadora ao instar de outros impérios europeus, investido pela Igreja para trazer aos pagãos a Boa-Novidade, o portugal vai nas meadas do século XV a exploração de terras longínquas lá nos “países negros”, junto dos selvagens. Durante muitos séculos a decoberta de costas africanas, vai seguir a implantação dos coffres da escratura. A África tornará apartir daí, a famosa narração do padre João Aidant, amante de certos géneros comerciais assim como as pedras preciosas, os picantes, a madeira, o algodão, o óleo vegetal, o café, o ferro e principalmente os escravos para o campo de cana-de-de açucar etc.
“O ESTADO NOVO”, autoritário, anti-liberal, corporatista e nacionalista, fazendo assim do imperialismo português uma de dogmas essenciais instaurada pelo António de Oliveira Salazar em 1889 à 1970, vai impôr um Códico no lugar em 1928, legislando as condições de trabalho indigênio nas colónias. Este Códico estipula que o indigênio, a obrigação moral e legal dos trabalhadores, e dá todavia, o direito a administração de poder utilizar gratuitamente desta mão-de-obra africana.
O Título I do Acto Colonial, diz claramente que é da gasolina orgânica da nação portuguesa de possuir e de colonizar todas as possessões de sub-marinas e de civilizar as populações que lá encontrasse. Civilizar e evangelizar, uma e uma só coisa, quando uma não vai sem a outra.
Todavia, a Igreja católica portuguesa, fará inteiramente coro com o nacionalismo do Estado Novo e sustentará em bloco a política colonial do regime. Esta aproximação será aínda forte com a santa sede e se traduzirá pela concórdia e acordo missionário de 1940. A Igreja católica é considerada apartir daí, como uma agente essencial da latinanização, quando mesmo, após e para não estar em margem de movimentos de protestação que aparecia ter ganhado o terreno, o Vaticano sob Paulo VI, vai receber em 1970 os comunistas ligados com o partido fascista português, nomeadamente Agostinho Neto, Amílcar Cabral e Marcelino dos Santos (vice-presidente do frelimo.
Durante quatro séculos, a África (lusófono) vai conhecer uma verdadeiro sangrentodemográfico para a prosperidade de portugal. Os reis africanos, vão caíndo uns aos outros e os chefes tradicionais serão reconstituidos.
De 1961 a 74, uma verdadeira eclosão de movimentos de libertação e as guerras anti-colóniais vão pôr mal o nazismo salazar. Estes treze anos de guerra de independência, vão causar ao portugal, mais de oito mil mortos, entre os convidados que passavam vinte e quatro meses en África, uma emigração importante da força de trabalho, o desequilíbrio do orçamento do Estado vai caír até aos 55% do orçamento consacrado ao ministério da defesa, o portugal vai sofrer um atrazo económico considerável em relação o resto da Europa. Ao lado das colónias, o prejuizo será enorme. Os cadáveres serão contados em milhões, isto é, mais de um milhão
De deslocados e a entrada traçada de etnisação dos conflitos vai se transformar em guerra cívil que durará os primeiros 18 anos, isto é de 1975-1993.
Para certos desses colonos, tornaram rapidamente o teatro de lutas económicas, militar e estrato-político entre Leste e Oeste durante quase todo o período da guerra fria. Como sim fosse tudo mecânico, certos foram deparados a contradição entre a continuição da guerra cívil nos seus países e o facto da guerra cívil ter sida oficialmente acabada a bastante tempo, monstrando realmente de que se tratava puramente de guerras africanas. Assim tentamos de demonstrar que a guerra fria ou a missão do ocidente valeu. Esquecemos que durante todos esses anos de guerra, a rancor e o ódio se instalaram e que certos abateram-se por cima todo o seu poder. E tudo não teve o fim imediato de pé á mão.
5 séculos de colonização portuguesa, transformaram a vida dos angolanos em dificuldades paralelas da história colonial. Alguns anos após, surgiram os movimentos de libertação de Angola, nomeadamente a UPNA – união das populações do norte de Angola criada em 1954, para aquele que deveria legitimamente tornar o rei do Congo-português em 1956 Barros Nekaka, que tornou em 1958 UPA – união das populações de Angola, movimento que é a origem de insurreição armada lançada apartir do norte de Angola em 1961.
Apartir de 1958, Holden Roberto seu presidente que vivia no Congo-belgo devido a opressão portuguesa, entrou em contacto com os dirigentes nacionalistes africanos. A sua concepção de luta armada foi directamente inspirada do modelo ideológico que veiculava a guerra de Algéria, tal que Frantz Fanon (autor dos danos da terra) que Holden Roberto conhecia bem e que lhe tornou popular. Não só, mas também sob égide de “American Committee for Africa”.
Após as inspirações de um Congo dia Ntotela livre e independente que tiveram início em Junho de 1956, com a fundação da UPNA, mas pela razões contrárias, sobre a pressão da “American Committee for Africa”, segundo esta organização, só deveria contar com qualquer ajuda dos Estados unidos de América, se o seu programa político fosse extensivo para a libertação de Angola de uma forma geral, razão naqual levou a sessão imediata da UPNA, afim de ceder lugar a UPA – união das populações de Angola e posteriormente transformada em Frente Nacional para a Libertação de Angola – FNLA, de base Mukongo.
Sob a argumentação de aceitar a língua estrangeira, o português e o mesmo inimigo, o regime fascista do Salazar, obrigou este povo de aceitar também as condições em que foram impostas aos americanos.
Em 9 de fevereiro de 1958, Manuel Barros Nekaka endereçou uma petição ao “American Committee for Africa”, onde vinha ilustrar os seguintes parágrafos:
Neste preciso momento, é importante para nós a mudança da situação em Angola. O problema do Congo – português, será tomado em consideração no futuro, se as condições o permitirem.
Até aqui todavia, como sabem meus compatriotas e amigos de luta, na qualidade de testemunhas oculares em epígrafo, podem tirar as conclusões imparciais caso encontrarem-se fora do sistema, porque a luta deste povo não é uma luta seccional.
48 anos ocorridos desde 15 de Março de 1961, data em que as populações do norte de Angola que tinham acabada de ser expulsas ao Congo-belgo pelas autoridades colóniais por terem realmente participada aos inventos de 4 de Janeiro de 1959, sob a bandeira de ABAKO – aliança Bakongo e cercando de tal maneira, todas as lojas pertecentes aos portugueses, uma acção levada acabo sob égide de uma ajuda sem reserva das massas populares a favor de rebelião armada “a única” que geriu na época, uma verdadeira luta armada e foi assim o início da guerra de libertação dos povos de actual Angola.
Uma boa parte dos seus combatentes já tinham se infiltrado nos bairros de Luanda com o objectivo de participar na revolta de 4 de fevereiro de 1974, controlada e afogada posteriormente pelas autoridades portuguesas. Este “Virus”, infecta depois o conjunto de todos países colonizados pelo portugal em África, tendo provocado posteriormente uma abertura no seio do colonialismo português.
Quando os outros demonstravam o seu pragmátismo revolucionário no terreno, o MPLA encontrava se aínda perdido no deserto e não tinha saída. Naquele preciso momento, o MPLA encontrava-se na manada de bois, fazendo de adesão e fundando com as organizações “floklóricas” tais como o (MAC, Lisboa 1957), a (FRAIN, Accra 1960) assim como o (CONCP, Rabbat 1960-61).
Chegando após em Léopoldville (actual Kinshasa) em 1962, o seu veículo de creolismo e Mbundu, já tinha sido dividido em tendências e tinha de mesma maneira procurado de entrar em contacto com as massas populares que tinham refugiado as atrocidades da repressão colonial, cujam estes na devida altura, já tinham sida enquadradas na frente norte.
Os autores de 25 de Abril de 1974, conscientes da anemia e da economia do seu país, mas principalmente da sua incapacidade de travar o avanço da guerra libertadora que nas colónias africanas se transformou numa autêntica consumação de vidas humanas e material, os jovens oficiais portugueses, decidiram derrubar o governo fascista do prof. Marcelo Caêtano, fíel continuidor do Salazarismo que confinou os portugueses durante quase 50 anos em silêncio e em asílio.
Foi assim o início da abolição do império fascista português em África. Alguns anos após, liberta todas as 5 províncias ultra-marinas da opressiva metropólio salazarismo.
15 de Março de 1961, origem da revolução dos cravos em portugal que derrubou o regime fascista do prof. Marcelo Caêtano em 25 de Abril de 1974, abre todavia o caminho para criar as condições para a independência daquela que vem tornar a cruel república marxista de Angola, Cabo-verde, Guiné-Bissau, Moçambique e S. Tomé e Princípio.
27 de Março de 1962, Holden Roberto fundou a FNLA – frente nacional de libertação de Angola em Kinshasa (antigo Léopoldville), pela UPA de Holden Roberto e Jonas Savimbi que era o Secretário geral e o PDA de Emmanuel Kunzita (partido democrático angolano), ex-Aliança das populações do Zombo.
Um momento após, a frente forma o governo revolucionário angolano em asílio (GRAE), pela analogia com a estrutura em asílio da FNL algeriana. Frente ao MPLA, a FNLA fez-se militarmente no momento da independência em 1974-76. Uma treva interveniu alguns anos após, resultado de um conflito entre o Zaïre e Angola. Numerosos quadros da FNLA alienaram-se pois ao MPLA – movimento popular para a libertação de Angola, partido ao poder autocrático desde 11 de Novembro de 1975, até a presente data. Ele apenas representava a componente urbana e “intelectual” do movimento nacionalista, mesmo sim a história da luta contra o colonialismo português mostrava que o movimento implantou-se no interior de Angola, na região mbundu na lareira da guerilha organizada apartir do Congo-belgo, pois na Zâmbia, esta confirmação só poderá ser uma farsa.
O movimento conheceu ele próprio as fracções e as tendências que combatiam-se entre umas as outras. Dirigido muito tempo pelo Agostinho Neto, 1° presidente da cruel república marxista de Angola, o MPLA se instituiu em partido único “MPLA – partido do trabalho após a guerra que lhe foi oposta em 1975-76 a coligação FNLA-UNITA, apoiada pelo Zaïre e África do sul. O MPLA beneficiou pois de ajuda cubana e dos antigos catanguenses recuados em Angola após a erupção de Tsombé pelo Mobutu.
15 de Julho de 1964, a Cimeira da O.U.A. doCairo, Jonas Savimbi anuncia a sua saída da FNLA. Resolveu fundar o seu próprio movimento e procura de apoio para formar os seus quadros. Ele viagem para Algéria antes de tudo, pois em Alemanhâ do Leste, em Hungria, Checoslováquia e enfim na União soviética. O seu pedido foi recusado.
1965, Jonas Savimbi e onze dos seus companheiros partem para a China popular. Os doze foram formados pela China na guerra da guerilha. Um dos conselhos de Mao Tsé Toung era de desenvolver a guerilha no interior de Angola.
13 de março de 1966, Jonas Savimbi dissidente da FNLA entra clandestinamente em Angola e funda em Muangai – Leste de Angola, a UNITA – união nacional para a independência total de Angola, enquanto na época a maioria dos dirigentes políticos angolanos conduziam a luta no exterior das fronteiras do país nomeadamente, Zaïre (FNLA), Congo-Brazzaville (MPLA), mas Jonas Savimbi e companheiros entrem corajosamente no interior de Angola e foi eleito presidente do movimento.
Julho de 1967, após ter sido prisionado pelas autoridades zambianas, Jonas Savimbi foi obrigado asilar-se no Cairo/Egípto.
28 de Julho de 1968, Jonas savimbi volta para Angola onde se instalou no “maquis” e dirige a guerra contra o colonialismo português.
14 Julho de 1974, a primavera dos cravos derrubaram o regime do Salazar e Marcelo Caêtano. Jonas Savimbi e uma delegação portuguesa assinam no maquis, um acordo de cessar-fogo.
3 de Janeiro de 1975, na Conferência de Mombassa, os três líderes dos movimentos nacionalistas angolanos nomeadamente Jonas Savimbi, Holden Roberto e Agostinho Neto, reuniram-se na Kénia e chegaram ao acordo para fazer de Angola independente uma democracia.
15 de Janeiro de 1975, o acordo de Alvor em Portugal entre a UNITA, MPLA e a FNLA. Apesar de tudo, em Angola as ofensivas continuavam sempre. O governo português cujo presidente da república Costa Gomes e os três líderes angolanos assinaram o acordo de Alvor que dá Angola, o acesso a independência.
Os acordos preveniram a independência de Angola e a repartição do poder político entre os três movimentos rivais. A FNLA proxímo do Zaïre do Mobutu, a UNITA cujo chefe Jonas Savimbi, foi primeiramente recrutado pela PIDE – polícia política portuguesa, antes de se inspirar de um socialismo do modelo chinês. Algum tempo após, assegurou-se do apoio sul-africano. O MPLA qualificado de marxista, mas que se deseja antes de tudo não alinhado e a nível nacional era minoritário mas apoia os revolucionários portugueses que lhe confiaram o poder em Novembre de 1975. Este foi início da segunda guerra de Angola. Detrás da FNLA, as tropas zaïrenses penetraram em Angola, ao lado da UNITA, as tropas sul-africanas subiram para Luanda, quanto o MPLA, na capitalina será salvo que pela a intervenção das tropas cubanas.
A situação todavia deteriorou-se novamente de dia-á-dia. Registaram certos massacres na capitalina angolana. Jonas Savimbi chega encontra alternativa na cimeira de Nakuru para resolver as divergências entre os três movimentos de libertação. Jonas Savimbi e milhares de pares, abandonam a segunda capital angolana (Huambo) onde estiveram instalados e ganham novamente o maquis.
11 de Novembro de 1975, em Luanda Agostinho Neto do MPLA, proclama a independência e autoproclama-se presidente da república marxista que será reconhecida em 1976 pela maioria dos Estados africanos e com abstenção importantes dos Estados unidos e Europa. O MPLA movimento comunista, exclua a FNLA e a UNITA, em contra partida disso, a UNITA e a FNLA, proclamam a república democrática de Angola, que deveria merecer o reconhecimento da Comunidade Internacional.
Entre os mês de Jan. – fevereiro de 1976, o MPLA e seus aliados cubanos e soviéticos, imporam-se face a coligação adversa UNITA-FNLA, tropas sul-africanas e zaïrenses.
Março de 1976 acompanhado por milhares de cívis e militares, Jonas Savimbi começou a longa marcha para o sul do país. Apenas 79 elementos chegaram ao destino e muitos entre eles acabaram por morrer e outros foram obrigados a abandonar a coluna. Apartir daquela data, Angola nunca mais reconheceu momentos de tranquilidade. Após a derrota sofrida, a UNITA se reconstituiu em movimento de guerilha potente e Dr. Savimbi, criou de todas peças uma cidade na mata no extrema sul do país. Jamba tornou pois a capitalina política, diplomática, administrativa e militar da UNITA.
27 de Maio de 1977, um grupo de oficiais e estudantes angolanos fíeis a mudança e do seu chefe carismático Nito Alves, tentaram derrubar o regime fascista do MPLA dirigido pelo Agostinho Neto, cuja a revolta custou mais de vinte mil cívis e milhares de quadros angolanos em fracasso de golpe do Estado, inclusivamente o seu comandante foi barbamente assassinado pelo MPLA. Segundo testemunhas, Agostino Neto do MPLA tem responsabilizado um inquérito a José Eduardo dos Santos sobre a eventual existência de fraccionismo no seio do MPLA. José Eduardo dos Santos antigo ministro do plano do MPLA, tem apurado e aprovado de uma forma parcial e criminosa a existência da respectiva facção.
A repressão que seguirá será particularmente difícil contra os reformistas angolanos, sem qualquer intervenção estrangeira. Tratou-se de um épisódio montado entre a URSS, a Cuba e o MPLA. “Para mais informações, consultem o site do movimento de 27 de Maio de 1977” .
10 de Setembro de 1979, a morte do presidente do MPLA e da república marxista. Foi substituido pelo José Eduardo dos Santos, segundo testemunhas, tinha sido reparado o eventual envolvimento de José Eduardo dos Santos no processo do assassino do primeiro presidente desta cruel república. Os angolanos esperavam ao novo presidente uma mudança radical do sistema mas José Eduardo dos Santos torna conservador da ideologia e dos ideais marxistas.
Angola tornará um campo de batalha da guerra fria secretamente até em 1985, abertamente os Estados unidos apoiaram a UNITA, principalmente apartir do Zaïre e na base de Kamina, terem apoiado de tal forma Mobutu indirectamente, enquanto os cubanos traziam em Luanda o seu apoio militar mas também a sua cooperação sul-sul.
1979-1988, a guerra continuou para bombardeamentos intensos, sabotagem sul-africana, cubana, soviética e para a guerilha da UNITA organizada apartir do seu sanctuário da Jamba. Balanço dos combates, cinquenta mil mortos cuja maioria jovens soldados enviados ambos lados sem uma formação militar adequada. Quanto a FNLA, o seu líder escolheu o caminho de asílio afim de evitar um banho de sangue entre irmãos angolanos.
22 de Dezembro de 1988, após a derrota de tropas cubanas face aos bufalos sul-africanos, Angola e Cuba assinam em Nova York, um acordo que preveu a retirada completa e imediata de tropas cubanas em troca de retirada de tropas sul-africanos da Namíbia e deixar o país de Nujoma preparar-se para a independência.
31 de Maio de 1991, presidente José Eduardo dos Santos e Jonas savimbi assinam os acordos de Bicesse em portugal. É oficialmente o fim de guerra cívil. As eleições livres foram previstas, que deveriam ser supervisadas pelas nações unidas e velar igualmente ao desarmamento de tropas em presença.
29 e 30 de Setembro de 1992, as eleições tiveram lugar e declaradas enfim fraudulentes. Apesar da protestação de certos líderes da oposição em particular o líder da UNITA Jonas Savimbi candidato favorável do Povo angolano. A cumplixidade da Comunidade internacional meteu fogo na pólvora, dificilmente creer mas é isto mesmo.
A 3ª guerra cívil de Angola. A rejeição dos resultados custaram mais de quarenta mil mortos de 1992-93. José Eduardo dos Santos nunca foi eleito democraticamente mas mantem pela força das armas no poder autocrático.
De 1975-1992, eram preciso dizasete anos para chegarmos as primeiras eleições, numerosos quadros e inocentes forma assassinados pelo MPLA e seu líder tradicional José Eduardo dos Santos.
1992-2002, Para chegarmos ao memorando de intendimento do Luena, era preciso sacrificar representantes e numerosos quadros em troca de paz e os interesses de José Eduardo dos Santos.
Mais dizaseis anos de humilhação, aristocracia, asfixia para chegarmos a resultados fraudulentos de 2008, é inconcebível de imaginar o sofrimento, o asilo polítco, os políticos algemados no interior do país, as prisões arbitrárias e as torturas de todo género. Hoje, o mesmo povo oprimido, asilado e asfixiado apoia o regime e aínda vai as festas de 11 de Novembro, que traisão e humilhação? Crescem mais!
Massunguna da Silva Pedro
MPDA

Saturday, November 07, 2009

La strategia cinese nel continente nei prossimi tre anni


Parte il IV Forum Cina-Africa
Domenica e lunedì si terrà a Sharm El Sheik, in Egitto, il quarto vertice del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa. L'incontro riunirà ministri e dirigenti d'azienda di 53 paesi africani. Un occasione per tracciare le tappe delle relazioni commerciali tra il gigante asiatico e il continente, per i prossimi tre anni. 

Il Grande Gioco si sposta sempre più sull'Africa. Solo che, in questo caso, non abbiamo l'impero britannido da un lato e la Russia dall'altro, ma una Cina, che cresce a ritmi inimmaginabili, e l'Occidente. Gli interessi cinesi nel continente sono crescenti ed è proprio in quest'ottica che si apre, domenica, il quarto Forum sulla Cooperazione Cina-Africa.

Il primo ministro cinese Wen Jiabao ha già lasciato Pechino questa mattina, diretto a Sharm el Sheik, in Egitto, dove parteciperà al vertice. L'incontro riunirà i ministri e i manager aziendali dei 53 paesi africani.
Dopo Adis Abeba, nel 2003, si tratta del secondo vertice che si tiene in Africa, dopo quelli ospitati a Pechino, nel 2006 e nel 2000.

A Sharm el-Sheik saranno elaborate le tappe attraverso le quali sarà estesa la cooperazione economica ed imprenditoriale tra Cina e Africa nei prossimi tre anni. Cresce, infatti, il fabbisogno energetico del paese asiatico, che ha sempre più bisogno delle materie prime africane, oltre a nuovi sbocchi nei mercati esteri per i propri prodotti.

Un partner comodo per molti regimi africani, che non pone particolari condizioni soprattutto sul fronte del rispetto dei diritti umani e del processo di democratizzazione dei paesi.
La strategia cinese nel continente, ha finora fatto sì che gli investimenti diretti di Pechino nel continente africano arrivassero da poco meno di 500 milioni di dollari nel 2003 a quasi 8 miliardi alla fine del 2008.

Gli scambi commerciali con i paesi africani sono stati invece decuplicati dall'inizio del decennio, arrivando a superare lo scorso anno i 100 miliardi di dollari. In cambio di energia, le compagnie cinesi, ufficialmente private, ma con una forte presenza dello stato nel proprio capitale azionario, costruiscono infrastrutture e imprese.

Friday, November 06, 2009

A mesquita mais bela

Andalucia-Malaga-Cordoba.jpg (424×283)Os cidadãos de Córdova viviam na cidade mais bonita do mundo e sentiam-se muito orgulhosos da Grande Mesquita, que ficava situada no centro da cidade. Não só era uma mesquita maravilhosa, como estava rodeada por jardins magníficos, cheios de laranjeiras perfumadas, fontes espumosas e flores de todas as cores. Os habitantes de Córdova costumavam sentar-se no jardim e pensar que estavam no Paraíso.
O único problema eram três jovens travessos: Rashid, que era muçulmano; Samuel, que era judeu; e Miguel, que era cristão.
Entravam e saíam das fontes; saltavam por cima dos canteiros; escondiam-se nos jardins e atiravam laranjas maduras a quem quer que vissem.
Os jardineiros, Ibrahim e Yacoub, tentavam apanhá-los, mas os três amigos eram demasiado rápidos para eles.
Um dia, os rapazes estavam a atirar laranjas às pessoas, à medida que estas saíam da mesquita. Uma laranja particularmente podre caiu aos pés de um homem ricamente vestido.
— Estamos em apuros! — exclamou Rashid. — É o califa em pessoa! Fujamos!
Os três rapazes tentaram fugir, mas os soldados do califa apanharam-nos e levaram-nos à presença deste. 
— Finalmente, foram apanhados pelos próprios soldados do califa! — rejubilou o jardineiro Ibrahim.
Yacoub esfregou as mãos. 
— Agora é que são elas! Vão apanhar pelo menos dez chicotadas!
O califa interrogou-os:
— Com que então, meninos, a atirarem laranjas ao vosso califa?
— Não sabíamos que éreis vós, Senhor — murmurou Rashid.
— Tendes feito isto com frequência? — perguntou o governante com severidade.
Os rapazes olharam para o chão com tristeza e acenaram com a cabeça.
— Todos os dias, saiba Vossa Magnificência — exclamaram os jardineiros. — Estes rapazes são a nossa desgraça.
— Bem — disse o califa, tentando não sorrir — vejo que tereis de ser severamente punidos. Condeno-vos a trabalharam nestes jardins todos os dias, durante três meses.
E os rapazes assim fizeram. Durante três meses, plantaram, arrancaram ervas daninhas, regaram as flores e apararam os arbustos dos jardins. Yacoub e Ibrahim fizeram-nos trabalhar sem descanso.
Depois do trabalho, os três amigos, cansados e cheios de calor, passeavam pela mesquita fresca.
— Nunca vi um edifício tão belo — sussurrou Miguel. — É muito mais grandioso do que a nossa igreja.
— Ou que a minha sinagoga — acrescentou Samuel. — Maravilhoso, sem dúvida.
— A nossa mesquita é verdadeiramente a casa de Deus — alegrou-se Rashid.
À medida que foram crescendo, os três amigos deixaram de se ver com tanta frequência.
Rashid estudou Medicina e tornou-se um médico famoso.
Samuel viajou por toda a parte como mercador, negociando em especiarias e seda. Anotou todas as suas impressões de viagem num diário e escreveu poemas de rara beleza.
Miguel herdou a quinta do pai. Tornou-se um grande proprietário de terras e era conhecido pela sua bondade e pelas canções alegres que entoava.
O califa envelheceu e os seus inimigos começaram a atacar Córdova por todos os lados. Acabou por ser derrotado numa grande batalha pelo rei cristão Fernando.
Miguel, que era agora o homem mais importante de Córdova, foi saudar o novo rei.
— Don Miguel — exclamou o rei — levai-me à Grande Mesquita, da qual muito ouvi falar.
— Com prazer, Senhor — respondeu Miguel. — É fonte de orgulho e alegria para todos os habitantes de Córdova, tanto muçulmanos como judeus.
O rei contemplou a mesquita.
— É de facto magnífica — concordou.
Depois suspirou.
— Mas esta vai ser uma cidade cristã e vamos construir uma grande catedral neste lugar. A mesquita tem de ser derrubada.
Nessa mesma noite, Miguel convidou Samuel e Rashid para jantar.
— Meus caros amigos, tenho notícias péssimas. O rei planeia derrubar a nossa adorada mesquita.
— E os nossos jardins maravilhosos? — indagaram Samuel e Rashid.
— Também vão ser destruídos.
— O que podemos fazer? — perguntou Rashid, com a cabeça entre as mãos.
— Temos de falar os três com o rei e dizer-lhe quão preciosa é a mesquita para todos em Córdova.
No dia seguinte, os habitantes da cidade encheram a praça para ver o rei.
— Estou aqui — anunciou Miguel — em nome de todos os cristãos de Córdova, para pedir ao rei que poupe a nossa mesquita.
Todos aplaudiram.
— E  eu estou  aqui  em  nome  de todos os judeus de Córdova — disse Samuel.
— É verdade! — aplaudiu a multidão.
— E eu, senhor, falo em nome de todos os cidadãos muçulmanos. Poupai a nossa mesquita!
Todos aplaudiram ainda com mais força.
O rei comentou:
— Vejo que as três comunidades pedem o mesmo e que não terei aliados se derrubar a mesquita.
Depois de pensar por um momento, o rei anunciou:
— Construirei uma igreja numa pequena parte da mesquita, mas o resto do edifício e dos jardins ficarão a pertencer a todos os habitantes de Córdova.
Depois de pensar por um momento, o rei anunciou:
— Construirei uma igreja numa pequena parte da mesquita, mas o resto do edifício e dos jardins ficarão a pertencer a todos os habitantes de Córdova.
Os aplausos da multidão encheram a praça.
E assim a Grande Mesquita foi poupada para que gerações futuras a admirassem e dela usufruíssem. Ainda hoje se mantém intacta, e tem milhões de visitantes por ano. Muitos se sentam nos seus jardins e desfrutam da sombra e do perfume das árvores. Alguns afirmam mesmo ter visto os fantasmas de três rapazes malandros a entrar e a sair das suas fontes.
 
 
 
Ann Jungman
The most magnificent mosque
London, Frances Lincoln, 2006
Tradução e adaptação
 

Monday, November 02, 2009

Sangue, sudore e lacrime: le perdite umane della 'Guerra Globale al Terrorismo'

ghraib_4.jpg (300×268)Secondo la rivista francese Navires & Histoire N°56 di Ottobre 2009, le truppe statunitensi avrebbero subito, dall'inizio della guerra all'Iraq al 7 settembre 2009: 6968 soldati uccisi (167 suicidi), 66473 mutilati o feriti gravemente (27600 definitivamente fuori combattimento), 26224 sono i disertori e i renitenti. Inoltre il 15% dei soldati di ritorno dall'Iraq o dall'Afghanistan, presentano problemi di tossicodipendenza, soprattutto dall'eroina. A questi numeri vanno aggiunti 452 soldati uccisi e 5901 feriti della coalizione alleata agli USA. Va aggiunto che almeno 4000 soldati inglesi presentano problemi mentali.
Le agenzie dei contractors e dei mercenari hanno subito, su tutti i fronti della `Guerra Totale al Terrore', al 7 settembre 2009, 5134 morti (ufficialmente 962) e 14382 feriti. Di questi morti, 1261 sono statunitensi (ufficialmente 455 e 3307 feriti), spesso presentati come centroamericani.
I camionisti stranieri, uccisi in Iraq, sono 1053 e 1830 feriti, cui vanno aggiunti 157 membri delle Nazioni Unite uccisi e 244 giornalisti.
Bisogna aggiungervi 5994 volontari e civili arabi morti in Iraq.
Gli iracheni hanno avuto 429135 morti entro il 7 settembre 2009: 41988 i soldati e i miliziani uccisi dal 1 maggio 2003 al 7 settembre 2009. I guerriglieri morti in combattimento o per le ferite riportate sono 36619. I civili uccisi dal 1 maggio 2003 al 7 settembre 2009 sono 176618 e altri 173910 a causa delle condizioni generali imposte dalla guerra.
In totale, afferma la rivista francese alla data del 7 settembre 2009, nella guerra e nell'occupazione dell'Iraq sono morti 429135 iracheni.

In Afghanistan/Pakistan/Kashmir, dal 1° ottobre 2001 al 7 settembre 2009, le truppe della coalizione hanno avuto 1101 soldati statunitensi caduti (33 suicidi) e 9672 feriti, la coalizione ha subito 699 morti e 6623 feriti.
Dal 1° ottobre 2001 al 7 settembre 2009 sono morti 120741 tra civili, ribelli e militari, afgani e pakistani (6084 soldati pakistani uccisi e 41600 feriti, e 1102 soldati indiani uccisi).
Inoltre negli altri teatri della 'Guerra Globale al Terrorismo' le cifre, al 7 settembre 2009 erano le seguenti:
- Yemen, Africa e Filippine: 16699 morti
- nel resto del mondo: 3252 morti
- a causa di attentati: 7036 morti
- Libano/Israele/Palestina (dal luglio 2006 al 7 settembre 2009): 6855 morti
- Somalia (dal novembre 2006 al 7 settembre 2009): 36259 morti
- Darfur-Africa Centrale (dal gennaio al 7 settembre 2009): 1240
- persone scomparse, arrestate o rapite nel quadro della 'Guerra Globale al Terrorismo' 26286
- Nel Fronte della `guerra antidroga': 133200
Dall'ottobre 2001 al 7 settembre 2009 gli statunitensi, i loro alleati e i contractors hanno subito 20522 caduti e 145324 feriti su tutti i fronti della `Guerra Totale al Terrore'.

Totale dei morti a causa della 'Guerra Globale al Terrorismo': 624412 uccisi

Friday, October 30, 2009

Mulher




PARA RELEMBRAR...

Quando Deus fez a mulher
Em hora de inspiração
Não a fez, como se quer,
De uma costela de Adão.

Quem poderá entender
Que obra perfeita, tão bela,
Tem alguma coisa a ver
Com uma feia costela?

Que rostos tão rosadinhos,
Aveludados, sedosos,
Não sejam botões formosos
A reflorir entre espinhos?

Que perna e coxa não sejam
Níveos caules de vidoeiros
Ainda moços, que vicejam
Pelas margens dos ribeiros?

E no peito almofadado
Há um ninho de duas rolas
Que são duas aves tolas
Num inocente noivado.

E os olhos - que coisa linda!
São como duas estrelas
Que podemos ou não vê-las
Perto ou a distância infinda.

Com olhos de olhar profundo,
Com lábios de tal frescura,
Deus fez esta criatura
Do mais belo que há no mundo.

Com boca de tal sorriso,
Com rosto de tanta graça,
Nada no mundo ultrapassa
Quem tanto nos tire o juízo.

(João Marcos)


"Quanto mais inteligente a mulher, tanto mais se afasta o homem."(Nietzche)

"Os homens trataram até agora as mulheres como pássaros que, vindos das alturas, perderam-se e vieram refugiar-se ao pé deles.Enfim, como algo mais delicado, mais vulnerável, mais selvagem, mais esquisito, mais doce, com mais alma.mas algo que se deve engaiolar, para que não fuja." (Nietzche)

My Sleep

In the middle of the night
I go walking in my sleep
From the mountains of faith
To the river so deep
I must be lookin' for something
Something sacred I lost
But the river is wide
And it's too hard to cross
even though I know the river is wide
I walk down every evening and stand on the shore
I try to cross to the opposite side
So I can finally find what I've been looking for
In the middle of the night
I go walking in my sleep
Through the valley of fear
To a river so deep
I've been searching for something
Taken out of my soul
Something I'd never lose
Something somebody stole
I don't know why I go walking at night
But now I'm tired and I don't want to walk anymore
I hope it doesn't take the rest of my life
Until I find what it is I've been looking for
(Two beat Pause)
In the middle of the night
I go walking in my sleep
Through the jungle of doubt
To the river so deep
I know I'm searching for something
Something so undefined
That it can only be seen
By the eyes of the blind
In the middle of the night (break)

I’m not sure about a life after this
God knows I've never been a spiritual man
Baptized by the fire, I wade into the river
That is runnin' to the promised land (Long Five beat Pause)

In the middle of the night
I go walking in my sleep
Through the desert of truth
To the river so deep
We all end in the ocean
We all start in the streams
We're all carried along
By the river of dreams
In the middle of the night



(Celinha)

A CEREJEIRA DA LUA


A Lua fita-nos quando a fitamos? Não. Nunca. Se a chamarmos, deste canto da Terra, a Dama Toda Branca embuça-se de mistério e faz de conta que é a Bela Adormecida. Presunçosa.
Como se toda a gente não soubesse que a Lua deixou de ser inacessível. Botas memoráveis pisaram-lhe a superfície desolada. Satélites zumbem à sua volta. Telescópios potentíssimos perscrutam-lhe todos os socalcos, rugas e verrugas.
A Lua é a nossa vizinha defronte. E, ao perto, nada bonita, por sinal.
Quem se atreve a dizer-lho? Não contem comigo.
Aliás, pouco importa. Ela que nos ignore. Que dirija a atenção para a distância azul da noite. Que recorde outros tempos, antigas glórias. Que sonhe. Deixem-na sonhar.
Entre muitas evocações mimosas, a Lua sonha com o imperador Meng Uóng, que dela se enamorou. Onde isso vai.
 
Numa das varandas do palácio imperial, ornamentada de gaiolas de ouro, Meng Uóng, tocado pela tristeza do crepúsculo, dá de comer às cotovias.
O sábio Tien-O-Tzê segue-o em silêncio como uma sombra protectora. Foi seu aio, depois seu mestre.
Introduziu-o no segredo dos cultos, interpretou, um por um, para ilustração do jovem imperador, todos os conselhos do livro dos veneráveis e pacientemente guiou-lhe a mão inábil de menino sobre o desenho das primeiras letras gravadas em tabuinhas de sândalo.
Brilha o esmalte das colunas à luz dos archotes. Criados de sandálias sussurrantes varrem com leques de penas de pavão o fumo do ar à roda do imperador. Um perfume adocicado de ervas preciosas evola-se dos turíbulos mansamente agitados pela brisa do princípio da noite.
Uma pena cinzenta de cotovia esvoaça e como que hesita entre a varanda e o escuro do jardim. Tocada por um raio do luar parece de prata.
 
Isto mesmo diz o imperador, pensativo, enquanto acompanha o devanear da pena que, depois, se perde por entre a ramagem dos sicómoros.
– Tudo à nossa volta aspira à perfeição – comenta o sábio Tien-o-Tzê.
O imperador suspira:
– Até uma pena de cotovia...
– Até uma pena de cotovia – repete o sábio.
– Não será um sinal, um aviso da Lua? – pergunta o imperador, subitamente ansioso.
O sábio permite-se sorrir.
– Se Vossa Majestade assim o quer, será – diz, cofiando a barbicha branca e encerada que lhe escorrega até à cintura.
Descem da varanda ao jardim alumiado por grandes lanternas de pétalas roxas. Suspensas, rente ao chão, as lanternas tudo convertem à cor dos sonhos mais imprevisíveis. A relva, as ramagens baixas dos arbustos e os pés do imperador e do mestre ficam aureolados de roxo e lilás. Parece que caminham sobre nuvens.
Porque o sábio não desaproveita uma oportunidade sem retirar um ensinamento que sirva de alimento espiritual ao jovem imperador, logo acrescenta mais esta fala:
– Um vosso antepassado, o erudito e judicioso imperador La-Long, escreveu na base de uma estatueta de jade, que representava um monge de pálpebras descidas, um luminoso pensamento: O inatingível está à tua mercê. Queres que os teus desejos aconteçam? Fecha os olhos.
Proferidas estas palavras graves, o sábio Tien-o-Tzê, apoiado a um tronco nodoso de cerejeira que lhe serve de bordão, suspende os passos. Fecha os olhos.
Encara-o, surpreendido o imperador.
– Estás a desejar alguma coisa? – pergunta.
O sábio abre os olhos:
– Os meus desejos são os vossos, Majestade. Procurava apenas adivinhá-los.
– E descobriste-os?
Tien-O-Tzê, em resposta, ergue o bordão e aponta-o à Lua, redonda e enorme, que subia ao céu, logo por trás dos últimos sicómoros do jardim.
– Tens razão, genial amigo – exclama, entusiasmado, o imperador. – Quero ir à Lua.
– Pois irá – proclama o sábio. – Segure, Vossa Majestade, o arrocho de cerejeira a que me arrimo para as pequenas e grandes caminhadas da vida... Cerre os olhos.
O imperador, habituado a confiar no mestre, corresponde ao mandado.
– Este bordão, que ambos seguramos, há-de levar-nos à Lua –brada, num acesso de inesperada força, o sábio ou mago Tien-O-Tzê. – Não abra os olhos, Majestade, que eu vou lançar o bordão ao céu.
O imperador Meng Uóng, de pálpebras apertadas, sente, num arrepio, que os pés, calçados com finas babuchas escarlates debruadas a pérolas, se soltam do solo e divagam no vazio como se os tivesse suspensos de um baloiço.
– Não abra os olhos, Majestade – torna a recomendar-lhe Tien-O-Tzê.
A voz dele ressoa em eco, repercutida por toda a abóbada celeste:
– Não abra… não abra… não abra os olhos, Majestade…
Vão longe? Vão perto? Por onde voga o bordão a que sábio e imperador se fincam como náufragos que rodopiassem no turbilhão de uma tempestade silenciosa? O imperador pergunta e não quer achar resposta.
Um vento ciclónico e cada vez mais frio encortiça-lhe o rosto crispado. É insuportável. Manter os olhos fechados, agora, não custa. Mais custaria abri-los.
O vento pacifica-se em aragem. O frio em amenidade.
 
Aos ouvidos do jovem imperador soam, primeiro indistintamente depois mais nítidos, os acordes de guitarras e vozes femininas, numa fresca melopeia de boas-vindas. De súbito, os pés encontram chão.
– Pode abrir os olhos, Majestade – comanda o sábio numa entoação de riso.
Ah! eis a Lua! A seu lado, Tien-O-Tzê recupera só para ele a vara de cerejeira e enterra-a no musgo esbranquiçado do solo lunar, fofo e macio, que dá a cada passo uma cadência de dança.
Talvez por isso as jovens que acorrem a receber os visitantes, vestidas com túnicas de cores celestes, têm um andar precioso de dançarinas rituais. Agitam leques, cantam e riem como sinos de porcelana.
– Para onde nos levam? – pergunta, aturdido, o imperador, que pela primeira vez sente o peso da sua túnica de brocado azul onde fulgem dois dragões de oiro.
Elas rodeiam-nos e empurram-nos brandamente enquanto tangem alaúdes.
Levados pelo redemoinho da festa, o imperador e o sábio distanciam-se do lugar onde tinham poisado. Sobem agora uma escadaria de marfim onde, no alto, luminosa, os espera...
– Seong-Ngó, a castelã da Lua – exclama Tien-O-Tzê, reconhecendo-a ao primeiro relance.
 
O sábio não errara. Seong-Ngó reina sobre as selenitas. Ela, que se refugiara na Lua enquanto o seu esposo, Hau-Ngai, se exilara no palácio do Sol, ora toma a configuração de uma rã de três pernas, ora se ostenta em toda a sua beleza de imortal.
Felizmente que, para receber as visitas, não apareceu sob a forma de batráquio, o que seria deselegante. Sentada num trono de coral, rodeada de fadas dançarinas, Seong-Ngó não profere uma única palavra, mas eles percebem pelo brilho dos seus olhos maliciosos tudo o que ela tem para lhes contar.
Com um gesto insinuante, rodopiando o leque, Seong-Ngó aponta para o cimo de uma colina próxima onde o coelho de jade, diante do almofariz, prepara incansavelmente o remédio contra todos os males. É o elixir da imortalidade. A guardiã da Lua parece dizer: “Querem provar? Apressem-se...”
Sábio e imperador descem, em corrida, a escadaria e precipitam-se para a colina. Esquecidos das regras de reverência, nem agradeceram a generosidade do convite.
Antes de alcançarem o coelho, na sua oficina de alquimista, têm de passar por um desfiladeiro obscuro. Cessaram os cânticos de saudação. Sábio e imperador vão sós e estremecem quando lhes chega às narinas um odor áspero de animal feroz, no seu refúgio.
Logo em seguida um rugido e, após este, outro e outro ainda, todos assustadores. Um tigre cinzento e branco assoma ao outro extremo do desfiladeiro. Revira os olhos rancorosos e vai saltar sobre os dois viajantes.
– Fujamos – grita, apavorado, o imperador Meng Uóng. – O teu bordão, onde o deixaste?
– Longe – responde-lhe o sábio, que já corre à frente do príncipe.
Tien-O-tzê, pela primeira e única vez na vida olvidou, naquele transe, as precedências da etiqueta e o comedimento a que a sua provecta idade obrigaria.
Os pés afundam-se no musgo como na neve, o que lhes prejudica o despacho da corrida. Sentem sobre as costas o hálito em fogo do tigre implacável...
– Feche os olhos, Majestade. O sonho mau vai passar.
À voz entrecortada do sábio responde o imperador, aflito:
– E aonde me agarro desta vez?
O sábio, sem parar de correr, grita num assomo de impaciência:
– Agarre-se à minha mão – enquanto lha estende. – Acabo de descobrir a raiz de um raio de luar que nos levará até à Terra.
– Aguentará o nosso peso? – teme o imperador.
O sábio repete, soluçando de cansaço, a máxima de La-Long:
– Queres… que os teus desejos… aconteçam? Fecha… os olhos. Acredite… acredite, Majestade!
Mas o imperador duvida:
– E o tigre? O tigre não virá atrás de nós?
– O tigre não conhece a máxima e não fecha os olhos – exaspera-se Tien-O-Tzê. – O tigre tem medo de cair. Nós não!
De olhos fechados, escorregam pelo raio de luar que se arqueia e alarga até parecer uma estrada de descida suave.
Assim, sem sobressalto, chegam ao jardim imperial. A Lua escondeu-se. Os archotes da varanda ardem, inúteis, à luz da madrugada.
 
Desde essa noite inesquecível que o imperador Meng Uóng tange o alaúde evocando as melodias que ouviu das selenitas. E entusiasmado pelos bailados e cânticos das fadas lunares criou uma escola, num pavilhão, no meio de um pomar de pereiras. Aí, os jovens do palácio foram industriados na arte de dançar e cantar como os habitantes da Lua.
Assim é justificada a origem do teatro chinês e o nome de lei-un-tchi-tâl, “discípulos do pomar das pêras”, como são designados os seus actores.
Quanto ao bordão de cerejeira que o sábio Tien-O-Tzê plantara na superfície musgosa da Lua, conta a lenda que ganhou ramos, folhas, flores...
Quem quiser ver a cerejeira, que olhe para a lua na noite que precede o décimo quinto dia do oitavo mês lunar, segundo o calendário chinês.
Se não conseguir ver, feche os olhos. No espelho da imaginação tudo acontece como queremos…
 
 
 
 
António Torrado
A cerejeira da Lua
Instituto Cultural de Macau, Editorial Pública, Lda, 1990
 

Thursday, October 29, 2009

Eccos do projecto lei de base presidencial



Prevê eleições directas, autarquias, eleição dos juízes pela AN e regiões metropolitanas e autónomas



Com um mandato de quatro anos, o draft presidencialista preconiza a eleição do PR por voto universal, directo e secreto, assim como a Assembleia Nacional, que é escolhida um mês antes do chefe de Estado.
Para os angolanos de origem reserva os cargos de Presidente da República, vice-presidente, juízes do Tribunal Constitucional, dos Supremos Tribunais de Justiça, Eleitoral, e Militar, assim como o procurador-geral, os chefes do Estado Maior general das FAA e dos seus três ramos, Comandante geral da Polícia, deputado à assembleia nacional e ministros.
Os símbolos nacionais serão encontrados por meio de um concurso público e estes não poderão apresentar semelhanças gráficas, sonoras ou de outra natureza com os dos partidos políticos. A base dos direitos civis e sociais são alargados ao nível da preservação ambiental. A terra é declarada como sendo propriedade originária do povo angolano.
ELEIÇÃO DO PR E PODERES
A eleição do Presidente da República deverá ser feita através de sufrágio universal, directo e secreto dos cidadãos angolanos eleitores residentes em Angola e no estrangeiro, se for aprovado o draft intitulado “Projecto A de base Presidencial”.
De acordo com esta proposta a que O PAIS teve acesso, para esse efeito considera-se como círculo eleitoral único o território angolano e o estrangeiro onde residam angolanos capazes de exercerem o direito de voto.
“A eleição do Presidente e do Vice-Presidente da República realiza-se simultaneamente no primeiro domingo de Setembro, em primeira volta, e no último domingo de Setembro, em segunda volta, se houver, do ano em que termina o mandato presidencial vigente”, lê-se no documento que comporta 368 artigos.
Entretanto, o número 4 do artigo 136, realça que a eleição do Presidente da República importa a do vice-presidente com ele registado e vence a candidatura que obtiver a maioria absoluta de votos, não contados os votos nulos e em branco.
Na impossibilidade de algum candidato alcançar a maioria requerida, haverá lugar a uma segunda nos vinte dias subsequentes ao dia do anúncio dos resultados entre os dois candidatos mais votados e será vencedor aquele que obtiver mais votos válidos.
No caso de haver morte antes da segunda volta, desistência ou impedimento legal de candidato, convoca-se de entre os remanescentes, o de maior votação, mas se em segundo lugar ficarem dois candidatos com a mesma votação qualificar-se-á o mais idoso.
CANDIDATURAS
Quanto às candidaturas, um tema polémico, por alegadamente deixar de fora as de pessoas independentes, o ponto 2 do 139º do mesmo título diz expressamente que “podem apresentar candidaturas para Presidente da República, os partidos políticos legalmente constituídos, as coligações de partidos políticos, ou um mínimo de cinco mil e um máximo de dez mil cidadãos”.
Esta matéria que vem tratada na página 65 no seu título II referente ao Poder Executivo, expressa que esse poder é exercido singularmente pelo Presidente da República que será auxiliado por ministros de Estado, as duas figuras com uma mandato de quatro a iniciar no dia 11 de Novembro do ano em que for eleito.
MANDATO DOS ÓRGÃOS EXECUTIVOS
Todos os órgãos executivos que, além do Presidente da República, incluem os titulares de órgãos executivos de entidades autónomas e os presidentes de câmaras municipais, só poderão ser reeleitos para mais um mandato imediatamente a seguir.
Comparativamente com os dois outros projectos este é o mais volumoso contendo ao todo 368 artigos onde estão plasmados os mais variados direitos, deveres e princípios estruturantes do Estado organizado com base na proposta presidencial, que traz bastantes inovações em relação à actual lei Constitucional.
Apesar de não apresentar uniformidade nos termos para designação dos cidadãos angolanos que são tratados como populares ou povos de Angola, esta proposta dispõe que o exercício da soberania será exercido directamente e através de órgãos estatais soberanos, especiais ou auxiliares nos termos da constituição.
Dispõe como mecanismos à mão do cidadão para o exercício da sua soberania, além da eleição dos seus representantes pelos mecanismos tradicionais, o plebiscito, o referendo, a iniciativa e a revogação de mandato.
OS ÓRGÃOS DE SOBERANIA
No capítulo reservado aos órgãos e funções do Estado está disposto que estes são os de soberania, onde se inclui o Presidente da República, a Assembleia Nacional e os Tribunais; considerando-se órgãos especiais o Tribunal de Contas, o Conselho de Estado, o Banco de Angola, a Alta Autoridade para a Comunicação Social, o Procurador-Geral Eleitoral e o Procurador-Geral da Liberdade de Imprensa.
Enquanto isso, “são órgãos auxiliares o Ministério Público, o Conselho Nacional de Justiça, a Advocacia Pública dos Cidadãos, as entidades territoriais, as autarquias, as autoridades tradicionais e outros órgãos, cujas competências de funcionamento, composição e formação são definidos na Constituição”.
RESPONSABILIDADE CRIMINAL DO PR
O estatuto dos titulares destes cargos, de acordo com o artigo 114º, respondem política, civil e criminalmente pelas acções e omissões que pratiquem no exercício das suas funções. Ao Presidente da República são imputados crimes que atentem, nomeadamente, contra a existência da República, o livre exercício dos poderes legislativo, judicial, do Ministério Público e dos poderes constitucionais dos órgãos locais.
É também responsabilizado quando atentar contra o exercício dos direitos, individuais e sociais; o regime democrático e a soberania popular; a probidade na administração; a lei orçamental e o cumprimento das leis e das decisões judiciais, cabendo à Assembleia Nacional a iniciativa do processo que é julgado no Supremo Tribunal de Justiça.

ORGANIZAÇÃO DO PODER JUDICIAL
Esta proposta traz muitas novidades em relação ao sistema judicial, onde dispõe no capítulo do estatuto da magistratura, que os juízes dos tribunais judiciais formam um corpo único e regem-se por um só estatuto, devendo o seu ingresso ser feito por meio de um concurso público com a participação da Ordem dos Advogados em todas as fases, exigindo-se do licenciado em direito especialização prática e três anos de experiência jurídica.
A composição dos juízes dos Tribunais angolanos será feita por escolha entre cidadãos com mais de 35 anos de idade, de notável saber jurídico e reputação ilibada. Em qualquer um dos tribunais, esses juízes serão eleitos pela Assembleia Nacional por voto secreto, a partir de listas apresentadas e avaliadas pelos grupos parlamentares. Os juízes têm mandato vitalício e o seu presidente é eleito pelos juízes. Excepção será o tribunal eleitoral que não terá o mesmo tratamento.
ENTIDADES METROPOLITANAS E AUTARQUICAS
O draft também contempla um articulado sobre as entidades autónomas que, neste caso, não são soberanas, embora exerçam o poder político-administrativo do estado em regiões específicas do território nacional com base no princípio constitucional da descentralização nos termos desta Constituição.
Assim, as actuais províncias de Luanda e Cabinda poderão beneficiar dos estatutos de Região Metropolitana, para a primeira, e Autónoma para a segunda. Estas duas regiões se vão organizar e reger pelos estatutos constituintes e leis próprias que vierem a adoptar em observância dos princípios do Estado democrático de direito, do pluralismo político e os valores sociais da paz, trabalho, justiça e prosperidade.
À região Metropolitana de Luanda, entretanto, será reservado o direito de instituir cidades satélites e outras unidades administrativas periféricas, constituídas por agrupamentos de autarquias ou outras unidades territoriais, para integrar a organização, o planeamento e a execução de funções públicas de interesse comum.
Em cada uma dessas entidades autónomas, o Presidente da República será representado por um Ministro da República, com mandato de quatro anos caso não seja exonerado, que goza da faculdade de assinar e mandar publicar os decretos legislativos e os regulamentares regionais e facilitar a cooperação institucional.

Wednesday, October 28, 2009

FALCONE E EX-MINISTRO FRANCÊS CONDENADOS A PRISÃO EFECTIVA

jpg_angolagate-4de75.jpg (300×459)O escândalo “Angolagate” julgado há meses em Paris conheceu a sentença esta terça-feira. O “ emissário” do Governo de Luanda, Pierre Falcone, foi condenado a seis anos de cadeia e preso imediatamente na sala do Tribunal, que não aceitou a sua imunidade diplomática.

Pierre Falcone tinha sido nomeado Embaixador de Angola junto da Unesco, em Paris, para escapar à Justiça francesa, mas o tribunal considerou que este caso da venda de armas russas a Angola, nos anos 1990, que ficou co nhecido por Angolagate, não está abrangido pela imunidade diplomática, por ser posterior aos factos.

Falcone fora ainda declarado "emissário oficial" do Governo angolano para dirigir todo o processo de compra de armas.

O seu sócio no negócio de venda de armas, Arcadi Gaydamak, de nacionalidade israelo-franco-russo-canadiano, foi condenado à revelia a seis anos de prisão. O seu advogado, bem como o de Pierre Falcone, anunciaram que vão recorrer da sentença.

Prisão para Charles Pasqua

Além destes dois arguidos, foi igualmente condenado a um ano de prisão efectiva Charles Pasqua, antigo ministro do Interior. O gaulista foi sentenciado com três anos de prisão, dois dos quais com pena suspensa.

O tribunal deu como provado o "tráfico de infuência" e aplicou-lhe também uma multa de 100 mil euros.

Jean-Cristophe Mitterrand , filho do ex-Presidente socialista, François Mitterrand, foi condenado a dois anos de prisão com pena suspensa e 375 mil euros de multa.

O tribunal deu como provado o envolvimento de Jean-Cristophe neste caso de venda de armas russas, que deu origem à distribuição de comissões ocultas a diversas personalidades influentes francesas e angolanas.

O filho de François Mitterrand terá recebido 2,6 milhões de dólares para facilitar contactos em França de Pierre Falcone e de Arcadi Gaydamak.

Jean-Charles Marchiani foi condenado a 15 meses de prisão efectiva. Jacques Attali e Georges Fenech foram ilibados.

Luanda acusada de pressões


Depois de cinco meses de audiências, até Março deste ano, e sete meses de interrupção, até à leitura, hoje, das sentenças, o mega processo do caso Angolagate, envolvendo 42 arguidos, chegou pois ao fim. Nenhum dos 30 angolanos citados durante a investigação compareceu perante a Justiça francesa.
Angola foi acusada pelo juiz que presidiu ao julgamento de ter efectuado pressões durante as audiências.
Fonte: Expresso

Saturday, October 24, 2009

Os pequenos acrobatas do rio

Na aldeia de Sakata, os meninos brincam à volta da árvore. Mas isso não os impede de estarem atentos a qualquer pequeno ruído que venha do Congo, o grande rio que corre perto dali. Estão à espera de que o barco passe.
— Ei! Olha o barco! Já lá vem o barco-correio!
Para Kembo é um dia importante. Quando o barco que transporta tantas mercadorias maravilhosas abrandar a velocidade, ele vai aproximar-se e pôr as mãos no casco. Até há-de subir a bordo. A manobra é arriscada, mas Kembo está decidido.
— Mido, Eloni, vamos! Temos de ser os primeiros a acostar!
Enquanto Mido e Eloni pegam nos remos do pangaio, Kembo grita:
— Cuidado! A piroga vai meter água! Olhem que tem um buraco à frente!
Kembo tapa o buraco com um pouco de barro.
— Agora podemos ir. A minha mãe quer que lhe traga sabão e uma t-shirt.
As folhas dos nenúfares agitam-se à passagem deles. Escondido debaixo da umbela de um cogumelo, um sapo está quase a apanhar um insecto. Que sossego! Mas, de repente, o sapo esconde-se, e os pássaros levantam voo com grande alarido. O que terá causado toda aquela agitação, pregando um susto de morte às crianças? A serpente negra que assombra o rio. Ela acaba de escapulir-se por entre as ervas altas. Kembo começa então a entoar a canção de Sakata, a Nossa Aldeia, uma canção que dá coragem.
No rio agitado, eh! eh!
É preciso remar com força, eh!
No rio agitado
É preciso remar com força.
Ao longe, outras crianças pescadoras retomam o refrão. Kembo e os amigos voltam a subir a corrente com mais vigor. Em breve, a piroga sai das águas calmas da floresta e entra nas do rio. No sítio em que os dois braços de água se encontram, as ondas fervilham, formam um turbilhão. Mido e Eloni gritam:
— Kembo, temos medo! Vamos voltar para trás!
— Nem pensar — diz Kembo. — Não vamos desistir!
Um vento forte arrasta a piroga. O pânico apodera-se dos amigos de Kembo. Mas Kembo sabe desviar-se dos perigos, ultrapassar as armadilhas da água, e diz:
— Quietos! Nada de fazer força. Temos de nos deixar levar pela corrente.
A piroga é sacudida por todos os lados. E depois, de repente, ei-la que sai do turbilhão.
Kembo e os amigos esperam com impaciência a aproximação do barco, que abranda mas não pára.
Os passageiros olham para as crianças, admirados. Alguns gritam:
— Afastai-vos! Os redemoinhos são perigosos!
À primeira onda, a piroga sobe até à crista. Os passageiros do barco ficam embasbacados perante a destreza de Kembo e dos amigos, que, certos do sucesso da sua proeza, cantam com toda a força.
Da margem, os pais seguem o espectáculo.
— Oh! Que habilidade! Que acrobatas corajosos! Será que vão conseguir encostar o barco? Eu nem quero ver!
Alguns pais gritam, manifestando o seu medo.
— Os nossos filhos trazem os amuletos, consigo ver daqui as fitas vermelhas!
Os rapazes não conseguiram a acostagem. O choque contra o flanco do barco foi duro e a emoção forte quando as crianças ouviram rebentar o pedaço de barro que tapava o buraco da piroga. Mas Kembo e os amigos mantiveram o sangue-frio.
— Depressa, a outra piroga! — grita Kembo.
A outra piroga pertence, seguramente, a um pescador que já entrou no barco-correio.
Kembo salta para dentro, pega numa amarra e atira-a para as mãos que se agitam acima dele. De repente, a corda estica.
— Consegui! — grita Kembo, que já está a bordo.
Mas Eloni e Mido têm menos sorte, a piroga volta-se e ei-los na água. Falharam.
A bordo do barco-correio era um autêntico mercado. Vendia-se lá de tudo. Vê-se uma coisa amarela e preta a brilhar na penumbra. Será um brinquedo? Kembo aproxima--se. O produto à venda é uma jibóia.
— Nioka! Nioka! (Serpente! Serpente!) — grita Kembo, cheio de medo. E foge a correr.
Cheira muito bem debaixo do tejadilho de madeira. Os passageiros saboreiam mandioca que as mulheres acabam de fritar em óleo de palma. Fazem-se trocas e conversa-se.
Os habitantes ribeirinhos acabam de acostar, trazem peixe e banana para fritar. Mas Kembo não pode atrasar-se, tem compras a fazer.
Kembo escapa-se por entre as mercadorias. Chega diante da exposição de conservas, de vestidos e de tangas, onde, finalmente encontra o que procurava. Enquanto espera que o sabão e a t-shirt sejam embrulhados, Kembo vê, ao fundo do barco, um carro carregado de caixotes.
São medicamentos para um hospital da Cruz-Vermelha, explica o comerciante.
— Pega! Aqui estão as compras para a tua mãe!
A sirene apitou. Rápido, rápido! Temos de sair depressa, que o barco vai ganhar velocidade! Kembo esconde o embrulhinho com segurança dentro do calção e, splash!, mergulha. Nada como um peixe até chegar junto de Eloni e Mido, que estão na água.
O barco afasta-se. Baloiçados pelo turbilhão dos remoinhos, os rapazes disputam entre si a piroga virada, tentando alcançá-la com agilidade. Mido e Eloni estão desiludidos. Mas não passa de uma oportunidade perdida. Da próxima vez que o barco-mercado passar, subirão a bordo com Kembo. Dessa vez, é certo que vão conseguir.
Dominique Mwankumi
Les petits acrobates du fleuve
Paris, l’école des loisirs, 2000

Saturday, October 17, 2009

Sommario del Notiziario Strategico N°29 del Bollettino Aurora:

b2a.jpg (320×196)
Federazione Russa
- La Russia potrebbe rivedere la una nuova dottrina sull'uso delle armi nucleari
- La Russia invia più truppe in Kirghizistan
- La Russia lavora su un aereo spia `stealth'
- La Georgia si sta riarmando per preparare una nuova aggressione
- La Russia costruisce nuovi missili anti-'guerre stellari'
- La Russia rafforza il diritto di utilizzare militari all'estero
- Progettista di Sottomarini russo è certo che i missili Bulava avranno successo
- La Russia affronta il problema della produzione di missili
- I Sauditi guardando oltre agli elicotteri russi
- La Russia conferma trattative per la consegna di MiG-31 alla Siria
- La Russia consegna SAM alla Siria
- Russia e Bielorussia avviano l'esercitazione militare Zapad 2009
- Le forze missilistiche strategiche della Russia svolgono esercitazioni di guerra per l' 8-11 settembre
- Chavez annuncia l'acquisto di missili russi
- 3 Stati ex sovietici creano una reti di difesa aerea comune
- La Russia sta completando lo sviluppo del nuovo sistema di difesa aerea
- La Russia favorisce solo una difesa antimissile in comune
- La Russia dice che il nuovo piano missilistico Usa solleva nuovi interrogativi
- Troppo presto 'per concentrarsi sulle sanzioni all'Iran: afferma la Russia di Putin

Repubblica Popolare di Cina
- La Cina lancia una massiccia esercitazione militare
- La Cina esortagli Stati Uniti a por fine alla sorveglianza marittima militare
- La Cina presenta il nuovo ICBM DF-41
- Cina e Serbia rafforzano i legami
- La Cina sosterrà il programma spaziale per raggiungere l'occidente
- La potenza militare della Cina farà un 'salto di qualità'
- Il nuovo premier del Giappone propone la comunità asiatica alla Cina
- La Cina costruisce un satellite per il Laos
- Il PLA della Cina mostra il suo nuovo materiale nella parata nazionale
- Cina, Giappone, e Korea del Sud concorde per una più profonda cooperazione

Unione Indiana
- La Russia equipaggia quattro sottomarini indiani con nuovi missili da crociera
- Varato Caccia Stealth Indiano
- L'India testa il missile nucleare Prithvi-II
- L'India discute la revisione dei suoi caccia Su-30 con la Russia

Pakistan
- Gli Usa accusano il Pakistan di modificare illegalmente missili
- Il Pakistan in polemica con gli USA per i missili

Repubblica Islamica dell'Iran
- L'Iran cerca il divieto dell'ONU ad attacchi ai siti nucleari
- Iran-Venezuela stringono legami dagli obiettivi strategici
- L'Iran ha rallentato la produzione di uranio, secondo le Nazioni Unite
- Ahmadinejad dice che l'Iran pronto ad altre sanzioni
- L'Iran sviluppa un sistema anti-missile cruise
- Ahmadinejad esclude colloqui sugli innegabili diritti nucleari dell'Iran
- Chavez difende la cooperazione nucleare venezuelana con l'Iran
- La Russia accoglie le nuove proposte sul nucleare dell'Iran
- L'Iran sfida sul diritto al nucleare
- L'Iran non intende tollerare minacce durante i colloqui
- L'Iran lancia missili durante le esercitazioni
- Ahmadinejad respinge le contestazioni sul nuovo sito nucleare
- L'Iran promette di mantenere basso il livello di arricchimento nucleare
- L'Iran testa due missili a lungo raggio
- L'Iran migliora le versioni coi test missilistici controversi
- L'Iran propone l`acquisto di un terzo dell'uranio arricchito
- L'Iran farà `esplodere il cuore di Israele' se attaccato
- L'Iran arricchirà l'uranio ad alto grado, se i nuovi colloqui falliscono

Repubblica Democratica Popolare di Korea
- Un ufficiale della Korea del Nord, in una intervista, difende le armi nucleari
- La Corea del Nord mette in allerta le truppe per le esercitazioni
- La Corea del Nord ha detto di essere nella fase finale dell'arricchimento dell'uranio
- Le minacce degli Stati Uniti escludono la pace in Corea
- Wen incontra Kim nel tentativo di riavviare i negoziati nucleari con la Korea del Nord
- La Korea del Nord lancia cinque missili a corto raggio

LatinoAmerica
- Il Brasile favorevole allo sviluppo di armi nucleari
- La Bolivia acquista aeromobili cinesi
- Il Venezuela punta sui sistemi d'arma del Belarus

Saluti
Alessandro Lattanzio

Friday, October 16, 2009

Flor de Água


Havia outrora, na região vietnamita de Anam, um belo porto onde as embarcações vinham abrigar-se após as longas travessias do Mar da China.
Numa das ruelas do porto, situava-se a modesta loja de uma família de artesãos, na qual estes confeccionavam lampiões multicolores há já muitas gerações.
Nela viviam o jovem Oceano, a sua mulher, Reflexo da Lua, e a mãe desta, Dona Ameixa. Viviam os três em harmonia e apenas uma nuvem toldava o céu da sua felicidade.
Casados há bastante tempo, o jovem casal sonhava com um bebé de quem cuidar. E Dona Ameixa ansiava por conhecer as alegrias de ser avó. Porém, a criança tardava…
A afeição desta humilde gente recaía, então, num pássaro cor de fuligem, um animal quase mágico. Chamava-se Glu-Glu, porque imitava com perfeição o gorgolejar de Oceano quando este lavava os dentes.
Quando lhe apetecia, Glu-Glu falava. Ou seja, repetia palavras e ruídos que ouvia em seu redor. E diga-se de passagem que conhecia algumas palavras bastante desagradáveis: “Estúpida!”, “Palerma!”, “Gordo!” e “Cocó!”
Certa manhã, Reflexo de Lua pôs ao ombro uma canga carregada de lampiões que ia vender no mercado da aldeia vizinha. Glu-Glu, que gostava de passear, acompanhou-a, repetindo as suas palavras favoritas sempre que cruzava alguém na estrada. Todos se riam.
Durante a sua caminhada, Reflexo de Lua olhava as jovens mães com pena. À saída do porto, parou diante de um pequeno altar, dedicado a Quan Âm, a Deusa Celeste. Com pauzinhos de incenso entre as mãos unidas, murmurou esta oração: “Suplico-te, Deusa Celeste, concede-nos a alegria de acolher uma criança no nosso lar!” Enquanto murmurava estas palavras, o incenso ascendia ao céu em espirais perfumadas…
No mercado, havia muita gente. Os lampiões de Reflexo de Lua vendiam-se bem. Glu-Glu fazia o seu número e a bolsa da dona enchia-se depressa.
A dois passos de ali, dois malfeitores planeavam um golpe, sentados num banco da vendedeira de chá verde.
— Já viste a massa que ela juntou? E o que podemos ganhar com aquele pássaro esperto? — dizia um.
— Vamos preparar-lhe uma bela surpresa — sugeriu o outro.
Quando Reflexo de Lua empreendeu o caminho de regresso a casa, já a lua estendia o seu leque de lantejoulas sobre o mar.
— Vamos depressa! — disse a Glu-Glu, que repetiu “Vamos depressa, palerma!”
No meio do caminho deserto, duas sombras precipitaram-se sobre a mulher e atiraram-na ao chão. Um dos homens roubou-lhe a bolsa, enquanto o outro enfiava o pássaro num saco de juta. Uma voz metálica ergueu-se do fundo do saco bradando “Seu cocó!”
Os dois ladrões desapareceram na noite. Reflexo de Lua levantou-se e viu a gaiola vazia.
— Esperem! Levem ao menos a gaiola! O pássaro vai sentir-se mal dentro do saco!
Mas os bandidos fizeram ouvidos de mercador e mesmo a voz metálica de Glu-Glu deixou de ouvir-se.
A vida continuou o seu ritmo na loja. Oceano e Dona Ameixa ficaram felizes por ver que Reflexo de Lua não tinha sido ferida, mas a loja estava demasiado calma sem o incessante palrar de Glu-Glu…
Algumas semanas mais tarde, Oceano e Reflexo de Lua viajaram até à velha cidade imperial, Hué. Junto do Rio dos Perfumes, ficava o pagode da Deusa Celeste, que operava grandes milagres. Quem sabe se lhes concederia o desejo de um filho…
Enquanto isto, numa velha casa arruinada, no meio dos arrozais, os dois malfeitores estavam exasperados com o pássaro e gritavam insultos um ao outro, que Glu-Glu se encarregava de repetir, o que aumentava ainda mais a confusão.
 
Depois de uma viagem de vários dias, o jovem casal, envolto numa nuvem de incenso, pôde enfim suplicar:
— Deusa cheia de bondade, concede-nos a felicidade de acolher uma criança na nossa humilde casa.
E a Deusa pareceu sorrir para eles…
Deixaram o pagode, cheios da esperança que o sorriso da Deusa lhes transmitira. No caminho de regresso a casa, ouviram uma voz familiar que dizia:
— Cabeça de burro! Estúpido! Palerma! Gordo!
As exclamações vinham de dentro de uma loja de pássaros. Um velho barbudo gesticulava e ameaçava a ave:
— Ou te calas ou prego-te o bico!
O casal aproximou-se e Glu-Glu, cheio de alegria porque os reconhecera, saltou no poleiro.
Ao ver que o casal se interessava pelo pássaro, o velho exclamou:
— Como ele parece gostar de vós, levai-o convosco. É um favor que me fazeis…
O vendedor abriu a gaiola e deu o animal a Oceano. Tinha-o comprado a dois meliantes que tinham pressa em desembaraçar-se dele. Como os compreendia agora!
Os esposos agradeceram e libertaram Glu-Glu, que lhes fez uma festa.
Alguns meses após a peregrinação ao santuário, o ventre de Reflexo de Lua ficou redondinho como um lampião. O marido e a mãe cumularam-na de atenções. Até o pássaro se calava sempre que percebia que ela precisava de repousar.
Quando caiu a chuva das primeiras monções, nasceu uma menina na loja dos lampiões. A Dona Ameixa coube a honra de escolher um nome para a criança.
— Esta criança foi-nos dada pelo céu como se fosse uma flor das monções. Chamar-lhe-emos Flor de Água. Louvemos a Deusa Celeste pela sua infinita bondade!
— Flor de Água! Flor de Água! — repetiu Glu-Glu, encantado.
E desde esse dia que todos viveram felizes no meio dos lampiões e das lanternas.
 
 
Marcelino Truong
Fleur d’eau
Paris, Gautier-Languereau, 2003
(Tradução e adaptação)
 

Thursday, October 15, 2009

Mensagens Angels - Mensagens de Otimismo (oi Jesus)

Mensagens Angels - Mensagens de Otimismo (oi Jesus)

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Tuesday, October 13, 2009

O Príncipe e os seus ventríloquos


Já era de prever: José Eduardo dos Santos não iria aceitar aparecer como o mau da fita. Como aquele que contra a vontade nacional, impôs um modelo bizarramente atípico de legitimar a continuidade do seu poder vitalício. Afinal ele, falando sobretudo para o interior do seu grupo, já nos tinha intimidado a todos, quando disse, num contexto em que tinha que usar uma linguagem moderada e diplomática, que ele era o Presidente de um partido que goza de uma maioria (abusiva) e, por isso, não iria permitir que a sua vontade “atípica” não se tornasse lei.
Perante a reacção da opinião pública, a instabilidade nas suas hostes, lançou os seus ventríloquos para nos convencerem que essa sua anormalidade política é uma normalidade jurídico-doutrinária. Antes, chamou dois “evangelistas” para nos explicarem o “novo evangelho”, nem que para isso tivessem que dizer uma coisa e o seu contrário, tivessem que desdizer tudo o que tinham dito até então. Pouco importava para ele que estes “evangelistas”, para atingir o seu desiderato, tivessem que empenhar os seus créditos políticos, académicos e pessoais, degradando-se aos nossos olhos. A primeira acção era drenar a hemorragia provocada pelas suas declarações, par aque ele não aparecesse como o responsável da destabilização, da incerteza e do descrédito do processo constituinte que estava em curso. Não podendo reerguer a árvore, então que se escondesse o machado que a tinha derrubado e, sobretudo, a mão que tinha guiado a acção do machado. O mais importante é que a imposição do chefe aparecesse, no final, como a decisão de todos. Então, havia, primeiro, a necessidade de dizerem todos a mesma coisa. Começando por dizer que sempre estiveram de acordo com o que chefe, que já o tinham dito antes e que não havia falta de “sintonia” entre eles e a pretensão bizarra (= atípica) do chefe. Mas, acontece que alguns estavam de acordo com o que chefe tinha dito mas não sabiam bem o que ele tinha dito. Havia que dizer que todos já tinham discutido, antes, no interior do grupo mas não tinham escrito na sua proposta de Constituição porque queriam fazer prova de “evolução do pensamento”. Perante um tal estado de desarrumação, o chefe apercebeu-se que era preciso um maestro para os ensaiar, para que todos eles pudessem dizer, uns com maior acerto, outros com menos, a mesma coisa, mesmo porque a primeira tentativa pública de salvar a loiça partida pelo chefe tinha metido muita água.
Assistimos então a uma coisa fenomenal (=atípica) que foi a “escolarização” do bureau político de JES para que o seu “esperto” explicasse aos seus membros a posição do partido. Para que depois estes fossem, pelo país, num esforço coordenado centralmente, “explicar aos militantes do Mpla a posição do partido”. Para depois “o partido”, reunido em Congresso, sufragar a vontade bizarra (= atípica) do chefe como linha programática, em nome da “estabilidade política extraordinária” do país. No fim das contas, JES aparece não como o político que não consegue controlar a sua libido dominandi, tornando-se politicamente cada vez mais autista, mas como o “esforçado cidadão” que faz o favor à Nação de garantir a estabilidade ao país. Uma estabilidade que pelos vistos só pode ser garantida pela ditadura autocrática. E, portanto, como em todos os partidos autoritários, “os militantes”, não sendo eles próprios o “partido”, devem colocar-se ao serviço do partido do Chefe. E, por isto, não há nada de incoerente em tudo isto, pois a vontade do “partido” não é (nem pode ser) o resultado da vontade dos militantes. Ela é expressão do chefe iluminado e é transmitida de cima para baixo, no bom estilo corporativo.
É essa vontade do partido-chefe que tem que ser explicada “as tropas de choque”, pelos ventríloquos do chefe (e suas declinações instrumentais). O chefe não queria a eleição do Presidente da República por “sufrágio universal directo”, em eleição própria, a duas voltas, para que a escolha dos cidadãos seja a mais próxima possível da vontade dele, como prescreve a Constituição actual, como está no programa eleitoral de todas as formações políticas angolanas (incluindo o partido do chefe), como está na proposta de Constituição que o partido de poder apresentou à Comissão Constitucional e à opinião pública.
Depois, o chefe mudou de opinião, “evoluiu” no pensamento, a caminho do reforço da ditadura e, então, mandou construir uma “teoria” para legitimar todas estas suas pretensões. A vinda de Jacob Zuma precipitou as coisas e ele anunciou o “novo evangelho”, ainda com imprecisões, o que deu lugar a um apuramento em função da denúncia e da reacção da opinião pública.
Agora é  a vez dos ventríloquos do Príncipe explicarem, primeiro aos “militantes” e depois a toda a sociedade como o chefe quer ser visto na lei como chefe. Políticos, técnicos e técnicos-políticos todos se misturam para aparelhar o partido do chefe para defender a sua vontade e para que esta apareça como sendo a vontade de todos nós ou, pelo menos, da maioria, depois de um “amplo debate”. Mas, por um momento, as instituições públicas envolvidas no dito processo constituinte fazem um parêntese e ficam à espera que o chefe arrume a sua própria casa para depois então cumprirem o seu papel legitimador. A linguagem utilizada, e particularmente as inflexões operadas, apelam ao não dito, a uma língua subliminar que entende que a estabilidade do país (a dita “estabilidade politica extraordinária”) está, não no fortalecimento das suas intuições mas na continuidade do poder do Príncipe. 
Os meus leitores habituais hão de se lembrar do que escrevi nos meus textos, nomeadamente, “Viva la Muerte”, “O leão e as cabras” e “As glórias do general – já vi este filme”. Desenganem-se! Tudo segue uma linha coerente de perpetuação do poder autocrático.
Nelson Pestana (Bonavena)*
*Cientista político
AGORA

Friday, October 09, 2009

Amanha começa hoje...


O mês de setembro que findou foi marcado, no nosso país, por um debate muito animado. Ao centro deste debate, o modelo das eleiçôes presidenciais. Uma proposta do Presidente da república que surpreendeu toda a classe política, e apesar das justificaçôes e explicaçôes nâo fez consenso.As divergências sobre esta proposta sâo tanto profundas que qualquer acordo é praticamente impossível.
A oposiçâo e alguns membros do Mpla consideram inoportuna a proposta do camarada presidente e o « timing » utilizado, suspeito. O que de facto, contribuiu para instalar no país um clima de desconfiança.
E, pela primeira vez desde lustros, tem-se realmente a certeza de que o Presidente da república quer confiscar definitivamente o poder em favor do seu partido, e nâo só. Ameaçando, desta forma, o processo de democratizaçâo em curso no país e lançando sementes da discordia, motivador de conflitos.
Se o Mpla, partido maioritário na AN, já depositou o seu ante-projeto da Constituiçâo junto da comissâo constitucional , qual é a razâo que justifica a alteraçâo proposta pelo camarada presidente?Interesses materiais pessoais ou medo de perder o poder?
Segundo observadores da política angolana, a proposta do Presidente da república é produto de uma análise madura. Nâo é fruto de uma divagaçâo. É análise de um homem político com muita experiência que concluiu, após uma longa e profunda reflexâo, que os 81% obtidos pelo seu partido nas legislativas podem ser-lhe nocivos se aceitar organizar eleiçôes presidenciais com a Constituiçâo em vigor no país. Porque, qualquer seja o cenário, nâo poderá melhor fazer que o seu partido. A barra dos 81% foi colocada demasiado alto. O excesso de zelo da CNE foi, finalemente, um erro grave. Pois, com um candidato tímido de natureza, mau orador, muito afastado do povo, incapaz de galvanizar as massas populares e gozando de uma popularidade decadante, a aposta parece arriscada. Nâo é certo, apesar da dimensâo política do homem, que o camarada presidente possa obter, às eleiçôes presidenciais, se forem organizadas em qualquer altura, um resultado superior ao do Mpla. O que logicamente colocá-lo-ia numa posiçâo incômoda no seio do seu partido e fragilizá-lo-ia no exercício das suas funçôes de presidente do partido e de Presidente da república. Um cenário deste genero necessita naturalmente de uma soluçâo radical. Uma Constituiçâo à medida do inquilino do Palacio-Alto resolveria o problema. Uma constituiçâo que consagra a supressâo pura e simples das eleiçôes presidenciais em Angola. A missa é dita. Porque velar-se a face e procurar subterfúgios quando todos sabem que a campanha de justificaçâo orquestrada pelo Mpla é enganosa? Na realidade, o modelo proposto pelo camarada presidente marca o fim definitivo das eleiçôes presidenciais. A cabeça de lista do partido vencedor das eleiçôes legislativas é de facto o Presidente da república e Chefe de Estado. Desta forma, o partido e o presidente obtêm a mesma percentagem de sufrágio. A honra é salva. Adeus o sistema que consiste a pedir ao povo que escolha, em toda liberdade e consciência, entre varios candidatos, o que merece a sua confiança. Candidatos independentes às eleiçôes presidenciais em Angola, esta possibilidade é excluida do sistema. Que tipo de democracia quer o Mpla impor em Angola?
A reacçâo da oposiçâo e da sociedade civil à situaçâo criada voluntariamente pelo Presidente da república está à medida do acontecimento. Samakuva, Maluka, Sakala, Chivukuvuku da Unita,Marcolino Moco do Mpla, Kanguana do Prs, entre outros, condenaram com veemência a posiçâo partidária do Presidente da república neste assunto. Nem o Bornito de Sousa, nem o Feijó Araujo, dois eminentes juristas, conhecidos para a sua devoçâo indestrutível ao camarada presidente e nomeados para defender o indefensível, nâo convenceram a opiniâo pública. Nas massas populares, grande é a surpresa dos militantes de base do Mpla que escondem mal a sua admiraçâo. Alguém falou da sintonia?
O camarada presidente preocupado pelos estragos colaterais eventuais que podiam causar a sua proposta no seu partido, tentou, para minimizar o seu alcance, desviar, sem sucesso, a atençâo do público orientando o debate sobre a proliferaçâo das seitas religiosas no país. A maka das atípicas parece-me mais importante que qualquer outro debate.
A elaboraçâo de uma Constituiçâo é uma etapa importante na história de uma naçâo. De ela depende todo o futuro institucional do país. É por esta razâo que a oposiçâo, apesar das suas divergências, e a sociedade civil nâo podem cruzar os braços e esperar que o Mpla controla tudo. Um presidente da república em fim de carreira nâo suscita muita confiança. O Togo e o Gabâo sâo dois exemplos que devem chamar a atençao. O laxismo da oposiçâo fez eleger nestes paises « candidatos » indesejáveis impostos pelos regimes totalitários.
Em Angola, a história recente do nosso país nâo dispôe a arranjos de palácio do mesmo genero. Ninguém deseja reviver as atrocidades vividas durante 27 anos de guerra civil. Excepto se o egoísmo e o enriquecimento ilícito de uns, a miseria e a pobreza de outros, conduzem o povo, por razôes de sobrevivência, à extremidades deploráveis. Ninguém o deseja, mas é muito perigoso tentar o diabo. Salazar e os seus amigos tinham um comportamento similar ao dos actuaisdirigentes angolanos. No dia 4 de Fevereiro de 1960, o povo de Luanda decidiu pôr fim à sua hegemonia. É uma recordaçâo. Se a história repete-se e que as mesmas causas produzem os mesmos efeitos, a sabedoria recomenda moderaçâo nos actos.
O mundo nâo é mundo para ter sido feito por homens; nâo se tornou mundo porque a voz do homem ressoa nas suas entranhas mas apenas quando tornou-se um objeto de diálogo (H.Asendt). Angola deve tornar-se também um objeto de diálogo de modo que o seu futuro seja construido por todos. Nesta construçâo, a Constituiçâo é um elemento fundametal. Nâo pode ser assunto de um homem nem de um partido. É assunto de todos.
Da Constituiçâo dependerá a viabilidade das instituiçôes do país, o respeito dos mecanismos da democracia e dos cidadôes. Uma Constituiçâo nâo partidária é a garantia de um futuro institucional estável para o país. Amanha começa hoje dizem os sábios. O que se constroi hoje é para garantir um amanha estável. Alguém tem dùvidas?
A tempestade acalmou-se, me diz o meu kamba Kibuba a respeito desta maka das atípicas, mas o céu continua a bramir.
Um forte abraço.
Eduardo M.Scotty

OS SARIS DA MINHA MÃE


— Quando poderei vestir um sari? — perguntei à minha mãe, saltando para cima da sua cama.
A minha mãe pegou numa mala de couro, dentro da qual guarda todos os seus saris, e que está sempre debaixo da cama. A mala contém o sari de cetim amarelo que ela usou na festa do bebé da Uma Didi, o sari cor de pêssego, que é fino como uma teia de aranha, e o meu favorito, o sari vermelho do seu casamento. Só o vi uma vez, porque está cuidadosamente embrulhado num velho lençol de cama.
— Podes vestir saris quando fores mais velha — disse a minha mãe, abrindo a mala.
— Mas hoje faço sete anos e vamos ter uma festa! Por isso é que estás a usar um sari.
A minha mãe só abre esta mala em dias especiais. A mãe dela, a Nanima, usa um sari todos os dias, mesmo quando dorme. As dobras e os recantos dos saris da Nanima estão cheios de segredos. Neles encontro moedas, alfinetes de segurança, e o seu odor permanente a sabonete de sândalo.
A minha mãe corre o fecho da mala e eu tento absorver todas as cores que ela encerra.
— Ajudas-me a escolher um sari? — pede.
— Claro que sim — respondo.
Talvez ela me deixe escolher um também.
— Que tal me fica este? — pergunta, segurando um sari cor de púrpura junto do rosto.
— Oh mãe, pareces uma beringela — rio.
— E este?
A minha mãe desenrola um sari de seda preta que brilha como um céu estrelado.
— Esse não, porque já o usaste na festa de anos da Devi Masi.
— Não acredito que te lembres disso tudo!
Mas é verdade que me lembro de todos os saris que a minha mãe usou. Ainda me lembro do sari cor de lavanda, que ela vestiu na festa do Diwali, e do sari cor de magenta com veados bordados, que ela vestiu no dia em que a Nanima nos fez a primeira visita.
A minha mãe fica lindíssima com saris. São tão diferentes das camisolas cinzentas e das calças castanhas que veste todos os dias para ir trabalhar.
— E este? — pergunto, apontando para um sari que nunca tinha visto.
Parece uma bola de fogo laranja e as pontas vermelhas parecem ter sido mergulhadas em tinta vermelha. A minha mãe sorri:
— Usei esse sari no dia em que te trouxemos do hospital. Todos os teus tios e tias vieram dar-te as boas vindas.
— Veste-o hoje outra vez!
A minha mãe desenrola-o e molda-o ao corpo. O sari brilha como o sol poente.
Olho para as minhas roupas e sinto-me desinteressante em comparação.
— Porque não posso usar um sari?
— Os saris são para mulheres adultas. Mesmo que o dobrasses várias vezes, acabarias por tropeçar nele.
— Nunca me deixas fazer nada. Ontem, disseste-me que não podia ir para a escola com sapatos de festa, embora todos os dias calces tacões para ir trabalhar.
— Porque não usas a tua chanya choli? — sugeriu. — Disseste-me que os espelhos da saia te faziam parecer uma princesa.
— Não quero. Já tenho idade para usar um sari. Já não preciso de luz de presença no quarto e consigo servir-me de leite de manhã sem entornar uma gota.
A minha mãe ficou calada durante algum tempo. Depois disse:
— Lembro-me da primeira vez que usei um dos saris da minha mãe. Senti-me tão crescida!
— Por favor, mamã, deixa-me escolher um — sussurro. — Até sei qual quero usar.
— Bem, estás a ficar mais alta e talvez consigamos segurar as dobras com muitos alfinetes. Mas só vestes o sari hoje, porque fazes anos.
— E posso vestir outro quando fizer oito anos? Nessa altura, já serei tão alta como tu!
A minha mãe ri e começa a mostrar-me os saris, um a um. Quando só resta um no fundo da mala, exclamo:
— É esse mesmo! O azul com flores douradas nas pontas.
— Põe-te de pé em cima da cama — pede a minha mãe.
Depois, começa a enrolar o sari em volta do meu corpo. Quando tento ver-me ao espelho, avisa:
— Espera, ainda não estás pronta!
De uma latinha em forma de coração que tem no armário, tira algumas pulseiras em ouro. Coloca seis no meu braço, que caem no chão a tilintar quando o estico.
— Temos de pedir à Nanima que nos envie pulseiras que condigam com este sari — brinca a minha mãe.
— Já posso ver-me ao espelho? — peço.
— Só mais uma coisa — responde a minha mãe, abrindo uma gaveta da cómoda.
Dela retira uma pequena caixa que contém alguns bindis de cores e feitios diferentes. Pega num prateado e coloca-o bem no meio das minhas sobrancelhas.
— Já podes olhar.
Debruço-me sobre o espelho, pegando no sari com cuidado.
— Que tal?
Sinto-me a flutuar num oceano de azul. O material reluzente faz-me brilhar. É tão bonito que digo, dedilhando a borda do sari:
— Acho que estou parecida contigo, mãe!
 
 
GLOSSÁRIO DE PALAVRAS EM HINDI
 
Bindi – sinal decorativo que as mulheres hindus usam na testa. Antigamente, era sempre um sinal vermelho e simbolizava o estatuto da mulher casada. Hoje em dia, é considerado um acessório de moda e não conhece restrições de cor ou feitio.
 
Chanya choli – conjunto de saia larga e blusa justa, tradicionalmente usado pelas mulheres dos estados do Gurajat e do Rajastão.
 
Didi – termo respeitoso usado para com uma irmã mais velha, uma prima, ou uma amiga.
 
Diwali – significa “fiadas de luzes acesas”. É o festival da renovação da vida, o Festival das Luzes, no qual é comum as pessoas usarem roupas novas. É uma altura em que as famílias acendem lâmpadas de azeite e as colocam em torno das casas, para dar as boas vindas ao novo ano.
 
Masi – a irmã da mãe.
 
Nanima – a mãe da mãe.
 
Sari – o traje tradicional das mulheres indianas. Um sari é um pano de 6,30m de comprimento e 1,20m de largura, cujos estilo, cor e textura variam muito. Pode também ser dobrado de forma diferente, conforme o estatuto, a idade, a profissão, a religião e a região da mulher.
 
Pooja Makhijani; Elena Gomez
Mama’s Saris
New York, Hachette Book, 2007
(Tradução e adaptação)
 

Angola lamenta atitude inamistosa da RDC


Cerca de seis mil angolanos já foram repatriados pelas autoridades da RDC, principalmente provenientes da região do Baixo Congo

O país terá de se valer da sua experiência de reassentamento de cerca de 5 milhões de habitantes e mais de 4 centenas de refugiados, para acudir à situação dos angolanos expulsos da república Democrática do Congo.
O ministro da Assistência e Reinserção Social, João Baptista Kussumua, disse lamentar a atitude das autoridades da República Democrática do Congo que decidiram unilateralmente repatriar, aparentemente sem causa justa, e sem prévio aviso, milhares de cidadãos angolanos que ali viviam legalmente havia mais de 50 anos alguns.
Descartou, por outro lado, a abertura de campos de acolhimento temporário, já que disse entender que a situação deverá evoluir para o sentido da prontidão e da solidariedade.
“Lamentamos que isto tenha sido feito de forma súbita, mas temos de estar preparados, recorrendo à nossa experiência de reassentamento de quase 5 milhões de deslocados e 410 mil refugiados angolanos que reinstalamos e até agora sem qualquer reclamação”, lembrou o governante angolano em entrevista a O PAÍS, para frisar que o processo actual está a ser bem sucedido.
Por esta razão, aclarou João Baptista Kussumua, as autoridades angolanas descartam a possibilidade de ocorrência de uma crise humanitária e a solicitação de qualquer apoio internacional poderá eventualmente ser dimensionada nos próximos dias, mas o Estado ainda não se revelou incapaz de assumir a tarefa de acolher os angolanos expatriados na República Democrática do Congo.
Recordou que no quadro das relações externas Angola está a trabalhar com o Congo para se obterem mecanismos expeditos para normalizar a situação que aflige os milhares de cidadãos angolanos que viviam naquele país.
Até à manhã da última quartafeira tinham sido reportados ao ministro da Assistência e Reinserção Social o repatriamento de 2.595 pessoas que entraram em Angola através dos postos fronteiriços de Pedra do Feitiço, Luvo, Nóqui e Soyo, onde foram criadas condições para a recepção dos cidadãos angolanos que deixam o vizinho Congo.
Segundo o ministro, “foram posicionados nestes pontos 30 toneladas de produtos alimentares e não alimentares e foram ainda disponibilizadas 100 tendas para cobrir as actividades de resposta às necessidades humanitárias urgentes”.
Deste número, 85 pessoas já foram encaminhadas para os seus familiares através de um processo de localização familiar desencadeado para o efeito. Discriminadamente, 71 pessoas foram encaminhadas para Luanda, sete para o Uíje, três para o Zaire, igual número para a Lunda-Norte e um para Cabinda.
“O processo está a ser conduzido de forma que ao chegar à área de residência as pessoas se dirijam imediatamente a casa dos seus familiares”, precisou o ministro angolano da assistência e Reinserção Social em entrevista a O PAÍS.
Informações postadas por meios de imprensa angolanos que citam cidadãos alvos destas medidas migratórias extremas, dão conta que prevalece na República Democrática do Congo um clima hostil instigado por meios de comunicação social poderosos com as rádios comunitárias que emitem naquelas localidades.
É o caso das rádios “RTK-Muanda” e “Mangrove-Muanda” que instigam a população congolesa contra os angolanos, entre os quais se contam estudantes que pagavam as suas propinas. Os cidadãos angolanos estão a ser extorquidos dos seus haveres e dinheiro, deixando uma vida construída por muitos deles há mais de 50 anos.
Devido ao clima instalado na região do Baixo Congo, em que os angolanos são humilhados, os expulsos solicitam a intervenção urgente das autoridades angolanas para a resolução pacífica da situação.
Na verdade, a interferência de órgãos de imprensa como as rádios podem catalisar ódios desnecessários que degeneram depois em clima de violência, cujo exemplo paradigmático em África é o genocídio ocorrido no Ruanda, em 1994, em que o papel central na perpetração da chacina foi desempenhado pela “Rádio das Mil Colinas” naquele país.
Manuel Faria, um dos cidadãos repatriados, disse à agência noticiosa angolana que os jovens com permanência ilegal em Angola, que permaneciam predominantemente em regiões diamantíferas, e que estão a ser repatriados para a República Democrática do Congo, são os protagonistas destas práticas anti-sociais.
A situação na República Democrática do Congo ocorre pouco tempo depois de as autoridades da República do Congo-Brazzaville terem impedido, por mais de uma semana, a passagem de cidadãos angolanos pelo posto fronteiriço de Massabi de regresso a Angola, tendo a situação se resolvido depois da intervenção diplomática das autoridades angolanas.
Neste caso, o procedimento deverá ser o mesmo, visto que a tentativa de contacto com o embaixador da República Democrática do Congo foi gorada, tendo a nossa reportagem sido informada, nesta quarta-feira, que o embaixador congolês acreditado em Angola havia sido chamado ao Ministério das Relações Exteriores para uma abordagem do assunto.
Eugénio Mateus

Wednesday, October 07, 2009

ANGELUS 2009-10-04